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Pannella. Per farsi ascoltare bisogna morire. Il teatrino dell’indifferenza

ROMA. – Marco Pannella, nonostante gli avvertimenti dei medici, continua il totale digiuno di cibi solidi e liquidi per protestare contro la situazione dei detenuti nelle carceri italiane. Giunto all’ottavo giorno le sue condizioni generali ora appaiono seriamente compromesse, a detta dei sanitari.

«Il peso – si legge nell’ultimo bollettino – è di 71,9 kg, la diuresi di 80 cc, la pressione arteriosa di 110/70 mmHg con un graduale incremento della frequenza cardiaca, che è di 80/min. Lo stato di spossatezza determina periodi di sopore da cui è facilmente risvegliabile, mentre gli indici di funzione renale sono ulteriormente peggiorati (creatinina 1.85 mg/dl, azotemia 130 mg/dl, sodiemia 150 mEq/l). L’ematocrito è salito al 50% come spia del progressivo incremento della viscosità ematica». In definitiva, avvertono i medici, «si sta ormai assistendo allo sviluppo del previsto danno renale. La ripresa dell’idratazione e di un apporto calorico adeguato non sono più procrastinabili ed il rischio di conseguenze irreparabili è sempre più consistente. Si ribadisce tutto questo all’onorevole Pannella, che tuttavia conferma il rifiuto delle prescrizioni terapeutiche reidratanti».
Inutile ricordare che se Pannella non farà dietro front questa battaglia potrebbe essere la sua ultima forma di protesta. Infatti al senatore radicale continuano a giungere messaggi di solidarietà sia da destra che da sinistra, ma sembra alquanto improbabile che la sua estrema manifestazione di denuncia contro un sistema carcerario disumano possa sollecitare le istituzioni al fine di affrontare la scottante questione.

Perfino il ministro per la Cooperazione  internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi ha speso qualche parola per Pannella ricordando di essersi battuto, “purtroppo senza successo, per arrivare ad una legislazione che estenda le misure alternative al carcere per i tossicodipendenti”. Per non parlare del premier Mario Monti che questa mattina ha avuto con lui un colloquio sui temi della legalità, della giustizia e della situazione carceraria, in Italia e nel contesto europeo, esortandolo a mettere fine al digiuno..  

Tuttavia il nocciolo della questione rimane. Ovvero, a prescindere dalle diverse istanze poste alle istituzioni, le soluzioni tardano ad arrivare, se non addirittura scompaiono improvvisamente dalle agende di alcuni politici.  E le forme di protesta, anche quelle più estreme, aprono sempre più spesso le prime pagine dei giornali per poi cadere in un vergognoso oblio. Marco Pannella, nel suo gesto estremo in cui crede fermamente,  è riuscito ad offrirci questo miserabile  teatrino, quello di un’indifferenza tutta italiana, in cui ognuno si mobilita, ma solo quando viene toccato nel personale, quando il suo orticello viene minacciato da un “qualcosa”, quando c’è un interesse da cui trarre profitto.

Rimbombano ancor più di prima le parole pronunciate ieri sera da Roberto Benigni che con grande coinvolgimento e maestria ha dato lettura della Costituzione, dando l’ennesima prova che i padri della Costituente guardavano oltre il loro sguardo, oltre il loro orizzonte. Oggi il riconoscimento, la tutela, la garanzia sanciti nei principi fondamentali della Carta Costituzionale non esistono più, nè dentro e neppure fuori dal carcere. La protesta è una forma del tutto legittima, ma solo quando passa inosservata perchè è come se le istanze non fossero mai esistite.
Abbiamo visto purtroppo  padri e madri di famiglia immolarsi per la disperazione, giovani salire sui tetti del “mondo” per non essere dimenticati, uomini e donne gridare la loro rabbia ai quattro venti. Ma nulla è più successo. Perfino un uomo da solo, sotto i riflettori mediatici da otto giorni, riesce a  cambiare le sorti di migliaia di suoi simili per sollecitare chi le leggi ha il compito di scriverle.  Insomma, neanche una morte annunciata è tanto forte da far scuotere le coscienze. E forse, solo dopo essere morti qualcuno potrà essere ascoltato. Forse.

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