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Festival delle scienze. Buddismo e scienza: la via del nirvana è lastricata di saggezza

ROMA – Si conclude oggi, domenica 20 gennaio, all’Auditorium Parco della Musica, l’ottava edizione del Festival delle Scienze.

Manifestazione che ha registrato in quattro giorni circa 25.000 presenze. Sale strapiene, tutto esaurito per incontri e lectio magistralis,  lunghe code ai botteghini, anche per la scelta opportuna  di mantenere “simbolico” il prezzo dei biglietti: solo 2 euro, come per le passate edizioni.

Nell’atrio dell’auditorium, ragazze e ragazzi dello staff sono andati incontro al pubblico con cartelli che offrivano baci e abbracci gratis: il messaggio è chiaro, la felicità è amore.

Questo pomeriggio, in sala Petrassi, è stata la volta di Thomas Bien, che ha intrattenuto sul tema buddismo e scienza. Com’è noto il buddismo – che il Dalai Lama definisce una scienza della mente – è  filosofia e religione insieme, ha come fine la felicità su questa terra. Thomas Bien, psicologo, esercita ad Albuquerque, nel New Mexico. Ha conseguito una laurea summa cum laude presso la Rutgers College, un master di teologia a Princeton, un dottorato in psicologia clinica presso l’Università del New Mexico.  Il suo lavoro è all’avanguardia nell’integrazione di psicologia, consapevolezza, e spiritualità. E’ noto a livello internazionale. Autore del testo “La via del Buddha alla felicità”, sta lavorando al suo sesto libro. Insegna Mindful Living, Mindful Therapy, Life-Changing Insights of the Buddha: consapevolezza della vita, terapia della consapevolezza, cambiamenti all’interno del Budda. 

Avrebbe dovuto affiancare Thomas Bien in Sala Petrassi il chimico Pierluigi Luisi, per un confronto su buddismo e scienza. Purtroppo quest’ultimo non era presente e la platea è stata tutta per il professor Bien,  che ha parlato a lungo del nesso che esiste tra la felicità e la pratica buddista.

Thomas Bien ha sostenuto che la felicità è un vero e proprio allenamento. Ha invitato chiudere gli occhi, a inspirare ed espirare secondo le regole della meditazione. Ha chiarito come più ci si lascia andare più si diventa felici. Ha illustrato, attraverso un grafico, come la felicità dipenda al 50% da fattori genetici, al 40% dalla nostra azione e volontà, solo un 10% dalle circostanze.

Secondo Bean nella ricerca della felicità non sono importanti i traguardi da raggiungere, avere un fine non è necessario: non è necessario correre tutto il tempo, semmai combattere lo stress. Ha aggiunto che il buddismo considera molto importante l’accettazione della sofferenza.

Se si sia felici perché ricchi, o piuttosto ricchi perché felici, é  un punto, secondo Bien, da chiarire. Bien ha dimostrato che chi possiede un miliardo, non diventa più ricco perché ne possiede due. Ovviamente la miseria abietta non rende felici, ma il denaro può anche rappresentare una difficoltà. 

Di Thomas Bien è apparso chiaro l’equilibrio, l’apertura ad altre correnti di pensiero, la necessità di non essere dogmatici. Il dogma del resto sarebbe il contrario dello spirito buddista. Bisogna ricordarsi insomma di essere polvere e che alla polvere torneremo. O,  se vogliamo all’acqua, visto che siamo acqua al 70%. La via del nirvana insomma è lastricata di saggezza.

 

 

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