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ROMA – In queste ore frenetiche gli occhi sono tutti puntati  sul Pdl. Protagonista di questa giornata bollente sul piano politica è Nicola Cosentino, il quale dopo il rincorrersi di voci è ufficialmente fuori dalle liste.

Tuttavia si è vociferato di tutto e di più, perfino di una vendetta dello stesso Cosentino che avrebbe fatto sparire le liste che contengono le accettazioni del collegio alla Camera 2 e al Senato per la regione Campania. Il Pdl,  ha smentito tale ipotesi e dice che le liste sono nelle mani del senatore Francesco Nitto Palma, che sta provvedendo al deposito. Sembra però, che alcuni  esponenti del Pdl si siano radunati all’hotel Terminus di Napoli,per firmare nuovamente la loro candidatura nelle liste elettorali.
Intanto a palazzo Grazioli il clima è bollente, almeno stando alle tante indiscrezioni trapelate nelle ultime ore.
Di certo si è disputato un vero e  proprio braccio di ferro tra l’ex Guardasigilli Angelino Alfano, fortemente contrario alla candidatura dei cosiddetti impresentabili e l’ex sottosegretario all’Economia, sul quale pendono due mandati di arresto perchè ritenuto essere il referente del clan camorristico dei Casalesi.
Cosentino, dal canto suo, sembra abbia addirittura minacciato il Pdl di far saltare le giunte in Campania, o meglio quelle legate alla sua corrente. Ma per saperne di più bisognerà attendere domani, quando Cosentino terrà una conferenza stampa alle 12 presso l’Hotel Excelsior di Napoli.

Insomma, l’ epilogo di questa vicenda la dice lunga sul Pdl e sui criteri adottati per decidere l’idoneità o meno alla candidatura. Sì, perchè  i controllori della famosa commissione che doveva considerare l’impresentabilità o meno dei candidati non è certo costituita da  angeli senza peccato.
Silvio Berlsuconi, l’aveva detto: “Non ci sarà nessun condannato in lista”. Ma questa regola non è stata presa in considerazione per il leader del Pdl  con la sua recente condanna a quattro anni nell’ambito del processo per frode fiscale sui diritti tv Mediaset.

 

Regole, ma non per tutti
La regola non vale neppure per  il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, inquisito  per la bancarotta del Credito Cooperativo Fiorentino, a cui il Pdl affida addirittura le liste. Che coraggio! Comunque i malumori in casa Pdl non riguardano solo Cosentino. Anche in Abruzzo dopo animate proteste Domenico Scilipoti non sarà in lista e il Liguria la candidatura di Augusto Minzolini è stata tutt’altro che apprezzata. Oggi mentre l’ex direttore del Tg1 era in tribunale per rispondere dell’accusa di peculato per un presunto uso improprio della carta di credito aziendale i suoi colleghi di partito erano indignati. “È inaccettabile – sottolinea il sindaco di Sanremo Maurizio Zoccarato – che Sanremo, la città più importante della Liguria amministrata da una giunta di centro destra e il suo comprensorio di riferimento non abbiano nemmeno un rappresentante in posizione eleggibile o minimamente tale. Il primo cittadino ha annunciato in una nota di essere pronto ad uscire dal partito insieme ad altri amministratori del Ponente ligure se le liste non verranno modificate.

E poi c’è l’onorevole Raffaele Fitto, capolista Pdl alla Camera per la Regione Puglia, per il quale proprio oggi i magistrati hanno chiesto una condanna a 6 anni di carcere per il reato di corruzione  sulla presunta tangente ricevuta dal re delle cliniche Giampaolo Angelucci. Insomma un quadro davvero inquietante sul quale sorge  spontanea una domanda:  a che è servito fare le liste pulite? E’ proprio vero, se non è zuppa è pan bagnato.

 

Anche Pier Luigi Bersani è intervenuto sulla vicenza del Pdl: “Mi aspetto un carta vince carta perde fino all’ultimo secondo. La vicenda  sta tra il grottesco e lo scandaloso. Non è questo un modo per presentare le liste. Ed è una distanza stellare da come abbiamo proceduto noi”. E poi aggiunge: “Parecchi avrebbero dovuto rinunciare, ma giudicheranno gli elettori. Noi,  facendo le primarie nel giorno di Natale, siamo riusciti a concludere le liste dieci giorni prima degli altri. Abbiamo sconfitto il Porcellum. E il novanta per cento dei candidati sono stati scelti dalle primarie e 40 per cento è composto da donne”.

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