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Corruzione e mazzette. Una piaga da curare

ROMA – Siamo un Paese di corrotti e corruttori. Inutile nascondere questa triste realtà che ci accompagna da secoli. Una serpe strisciante e silenziosa che si è  insinuata anche nelle piaghe più recondite della società, sempre più difficile da scovare e sconfiggere.

Non passa giorno che qualcosa o qualcuno ci ricordi  in quale Paese viviamo. Di fronte alla realtà dei fatti  passa inosservato perfino il rapporto di Transparency Internationale, in cui l’Italia ogni anno perde posti per corruzione, opacità, scarsi livelli di integrità, uniti a deboli sistemi di controllo e valutazione e che alla fine non solo determinano una mancanza di moralità ed eticità nella governance del Paese, ma producono un impatto negativo devastante sull’economica e la credibilità dell’intero sistema Paese.
Oggi, esattamente come ieri, i fatti di cronaca parlano da soli. L’arresto del presidente Giuseppe Orsi di Finmeccanica per una presunta mazzetta di 50 milioni di euro; gli otto professionisti tra cui avvocati e medici arrestati stamane con l’accusa di corruzione e false perizie e per di più con l’aggravante dell’utilizzo di metodi mafiosi; l’amministratore delegato di Eni-Saipem Paolo Scaroni  indagato per corruzione internazionale nell’ambito dell’inchiesta sul presunto pagamento di tangenti in Algeria in cui l’azienda per cui lavora avrebbe versato mazzette per 200 milioni di euro; l’ex amministratore delegato di Breda Menarinibus Roberto Ceraudo accusato di concorso in corruzione e false fatturazioni. Sono solo alcuni recenti casi tra gli impressionanti episodi che ruotano attorno alla corruzione, quale manifestazione, ahimè, troppo diffusa nel Paese.

Basta ricordare che nell’ultima legislatura,  tra il 2008 e il 2012, sono stati 90 i parlamentari  indagati, condannati o arrestati per corruzione, concussione, truffe e abuso d’ufficio, ovvero circa il 10 per cento di quelli che siedono alla Camera o al Senato. Una percentuale davvero inquietante che la dice lunga sulla radice in cui è costretta a convivere anche la parte onesta di quella società, spesso passiva spettatrice di una giustizia in cui la parola impunità è diventata una costante.
La Corte dei Conti nel 2012 ha stimato che l’alto grado di corruzione raggiunto è in grado di far lievitare i prezzi delle opere pubbliche, di gravare sul sistema economico e sociale in maniera determinante. Si parla – sempre secondo la Corte  –  di un costo diretto di 60miliardi di euro all’anno e la cifra è destinata purtroppo a salire.
E non finisce qui. Sempre un recente studio della Banca Mondiale mostra che imprese costrette a fronteggiare una pubblica amministrazione corrotta, e che devono pagare tangenti, crescono in media quasi del 25% di meno di imprese che non fronteggiano questo problema.
Dati e conclusioni che fanno sicuramente  riflettere, fino a pensare che l’unica soluzione sia quella di cambiare Stato. D’altra parte è inquietante scoprire che  da un sondaggio emerge che la maggioranza dei cittadini si è  abituata a questo fenomeno, tanto da definirlo come una vera e propria prassi corrente che si è annidata tra le cattive abitudini, specie nelle alte sfere della società economica e politico-istituzionale del Paese. Perfino nel sito di palazzo Chigi nella sezione ‘Dialogo con il Cittadino’, tra varie domande che cercano di dare una risposta alla corruzione,  viene riportato il disegno legge  anticorruzione formulato dal governo  lo scorso 31 ottobre, al fine di prevenire e punire il fenomeno nella pubblica amministrazione. Si parla di appalti, di pene più severe per i condannati e di maggiore controllo e trasparenza. Insomma non fa una piega. Tuttavia ognuno s’ingegna a modo suo, perchè dalle cose piccole a quelle più importanti la piaga della corruzione è spesso palpabile, si respira in alcuni uffici della pubblica amministrazione dove è d’obbligo sempre un dare per ricevere.

Ma c’è un altro aspetto. Nonostante l’ampiezza della corruzione, ovvero  i milioni di tangenti che circolano ogni anno non c’è una relazione proporzionale con i procedimenti penali. Gli inquisiti sono sempre  meno, mentre le condanne sono eventi rari. Nell’ultimo rapporto diffuso dal governo il numero di condanne per reati di corruzione è passato da oltre 1700  nel 1996, alle appena 239 del 2006.
Insomma siamo un paese corrotto, per ora senza via d’uscita. Per capire come si muovono i corruttori lo vediamo anche nelle piccole cose, come nello scambio di favori che spesso portano vantaggi reciproci. Non va dimenticato neppure l’ultima promessa di Silvio Berlusconi che promettendo di restituire l’Imu agli italiani influisce discutibilmente sull’opinione pubblica. “Tentata corruzione per comprare i voti degli italiani” è stata l’accusa lanciata da Mario Monti. In uno stato democratico bisognerebbe insegnare dalla scuola cosa è lecito e cosa non lo è, anche perchè alla fine il ciclo della corruzione fa una strage silenziosa, quella degli onesti.

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