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Nelle corde del Paese

ROMA – Nel mezzo di Febbraio 2013, mentre in Italia, nel dibattito elettorale proposto dai mass media le questioni ambientali sembravano scomparse, l’OCSE all’insegna di  politiche migliori per una vita migliore, ha promosso un incontro per presentare e valutare il Progetto Prospettive per l’ambiente nell’orizzonte del 2050.

Dalla premessa indicata nel Programma dell’incontro: “La crescita economica globale, nei passati decenni, ha avuto un significativo costo per l’ambiente. Il Patrimonio naturale si è impoverito e continua ad impoverirsi, e i servizi ambientali risultano già compromessi dall’inquinamento ambientale”, l’OCSE, non certo per spirito ambientalista, ha considerato che senza politiche più ambiziose, per inazione, i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, la scarsità d’acqua e gli alti impatti di inquinamento, nell’immediato futuro,  potranno essere significativi.
Fanno da supporto a queste considerazioni le mappe interattive messa a punto dall’Agenzia Europea per l’Ambiente dove viene evidenziata la vulnerabilità dei diversi Paesi agli effetti dei cambiamenti climatici e la loro capacità di farvi fronte. In questa mappa l’Italia, in compagnia dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, risulta fra quelli più esposti e, a differenza di altri, fra quelli meno attrezzati per farvi fronte. Sarebbe bastato dare una occhiata a questa mappe per fare delle questioni ambientali il centro delle proposte politiche per il Paese, il che avrebbe significato guardare all’interesse generale della popolazione italiana e alle sue economie.
Che la questione sia economica e non soltanto di “sicurezza” lo dimostra l’OCSE con il Progetto presentato, incontrando nell’incontro, apprezzamento e condivisione fra i rappresentanti dei Paesi OCSE, ma non solo, che, con accenti diversi hanno richiamato necessità e urgenze da affrontare.
In sostanza, il Progetto si propone di quantificare i costi dell’inazione nei diversi Paesi e nelle diverse aree del mondo rispetto alla crisi ambientale e,  contestualmente, i benefici che possono derivare da una politica di contrasto più ambiziosa.
Fra i diversi interventi quello del rappresentante della Federazione Russa ha sottolineato la scarsità dell’acqua e il pericolo di conflitti diffusi che si possono scatenare per il suo accaparramento.
Qui, l’Italia, assumendo la volontà popolare che si è espressa nel Referendum per l’acqua pubblica,  potrebbe dire molto, radicando su quella volontà le proprie politiche in materia, cosa che sembra restare lontana,  con la conseguenza di rendere sempre più evidente la crisi democratica che l’attraversa. Eppure, anche qui si gioca la credibilità di un Paese.
Nonostante il dibattito elettorale sui media non abbia fatto cenno, la questione resta aperta e nelle corde del  Paese reale. Anche le persone più semplici sanno il valore dell’acqua e, ancor quando non non hanno piena consapevolezza dei processi in corso, sentono che per via dei cambiamenti climatici, sta succedendo qualcosa di dannoso per l’esistenza e per l’economia.
Senza aspettare i risultati del Progetto OCSE, pure importanti per stimolare e orientare le scelte politiche dei diversi Paesi, qui, l’Italia potrebbe giocare d’anticipo, facendo tesoro della volontà popolare, quale legittimazione di scelte che mettono al riparo dalle mire di speculatori, grandi banche e fondi di investimento che stanno cercando a livello internazionale di trasformare l’acqua in un bene da scambiare sui mercati, con il rischio di alimentare quella bolla speculatoria responsabile  dell’attuale crisi economico finanziaria.
Del resto, senza necessariamente guardare a queste spinte, alla base dell’iniziativa dell’OCSE, è facile riconoscere gli interessi che ruotano intorno ad un bene come l’acqua, vitale per i bisogni degli esseri viventi ed essenziale ai molteplici settori industriali ed economici.
E’ su di essi che incideranno i prosciugamenti delle falde acquifere, la scarsità  allarmante e la crescente  riduzione di disponibilità e dei flussi.
Le implicazioni di questi eventi sono disastrose: la scomparsa di ecosistemi acquatici, l’estinzione di innumerevoli specie animali e il rischio di conflitti regionali e internazionali.
Se l’OCSE si è posta la necessità di iniziative per stimolare politiche ambientali più ambiziose, a maggior ragione dovrebbero, ora, ad elezioni avvenute, proporselo le forze che dovranno governare il Paese.
Se è vero che i risultati elettorali rappresentano una svolta nella storia politica del Paese,  conseguenza vorrebbe un cambiamento altrettanto significativo per la sostenibilità dello sviluppo , all’altezza delle corde del Paese.

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