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ROMA – Dai rubinetti di una ventina di Comuni bresciani esce acqua con una elevata dose di nitrati, superando di quattro volte i limiti consigliati dall’OMS per neonati e donne incinte . La notizia è allarmante ed è accompagnata da un rimpallo di responsabilità fra i gestori dei servizi idrici (Cogeme e A2A) e dagli allevatori locali.

I primi addebitano l’inquinamento all’elevato carico zootecnico mentre i secondi rilanciano sulla mancanza di depuratori.
Questo succede dopo il “pasticcio” introdotto dalle novità normative,  applaudito da talune associazioni professionali agricole che ha provocato la preoccupata presa di posizione di alcune Regioni e l’intervento  del Ministero dell’Ambiente.
Ma andiamo con ordine.
La Legge di conversione del Decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, recante ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese (GU n.294 del 18-12-2012 – Suppl. Ordinario n. 208 ) all’art.36, comma 7-ter e 7-quater, introduce l’obbligo per le Regioni e per le Province Autonome, di procedere entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore, alla revisione delle aree classificate attualmente come vulnerabili all’inquinamento provocato da nitrati di provenienza agricola, e, nelle more dell’aggiornamento, di applicare per queste aree, le norme previste per quelle non vulnerabili,  per un periodo non superiore a 12 mesi.
Le Regioni, procedendo in conformità con i criteri in materia di applicazione della Direttiva n.91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dovranno assolvere il nuovo obbligo, oppure, in assenza di ottemperanza entro l’anno, subentrerà il Governo con potere sostitutivo.
In sostanza, per dodici mesi vengono praticamente azzerati gli obblighi  europei in materia di inquinamento da nitrati provenienti da fonti agricole, autorizzando le aziende a spandere azoto proveniente da effluenti zootecnici in quantità doppie rispetto a prima,  su aree rimaste vulnerabili, ma come se non lo fossero più, sottoposte per effetto della norma ad obbligo di ulteriore monitoraggio.

Se monitoraggi e approfondimenti non trovano obiezione, inaccettabile resta, a parità di condizione delle aree in questione,  la soddisfazione miope di associazioni datoriali agricole, il cui plauso ha orientato l’aumento degli spandimenti, esponendo le popolazioni agli effetti dell’inquinamento da nitrati e i loro stessi iscritti alle  possibili ripercussioni europei in ordine ai premi loro riconosciuti dalla Programma agricolo Comune (PAC).
Non per caso Lombardia, Veneto, Piemonte e Emilia Romagna, lo scorso gennaio hanno informato il Ministro delle Politiche agricole e il Ministro dell’Ambiente di non volere superare gli obblighi imposti dalla “Direttiva nitrati” fintanto che non sarà chiarita la compatibilità della nuova norma con il diritto comunitario  e non sarà completata la revisione; una posizione che ha indotto il Ministro Clini ad inviare una lettera a tutte le Regioni, invitandole a fare altrettanto.
Queste iniziative, tuttavia, non automaticamente determinano comportamenti conseguenti da parte degli agricoltori allevatori, legittimati dalla norma entrata in vigore e dalla soddisfazione registrata . Tanto più considerando il mancato rispetto riservato alla “Direttiva nitrati”, fin dalla sua entrata in vigore. Ora, è proprio il caso di dirlo: ben venga l’appello al Parlamento Europeo delle 277 associazioni ambientaliste in vista del voto finale in quella sede sulla riforma della politica agricola comune, per una agricoltura europea “più pulita, sostenibile, sana e giusta”.
Varrebbe,  però,  la pena, di fare altrettanto verso le forze che dovranno formare il Parlamento Italiano, intanto perché chi deve rispondere alle mosse in campo non perda tempo e perché vengano trovate le necessarie mediazioni per garantire il governo del Paese. E, poi, perché vengano adottati quei provvedimenti che, superando l’improponibile scorciatoia introdotta dalla legge di riconversione che sta mettendo a rischio la salute delle persone, promuova politiche di sostegno all’agricoltura sostenibile,  a livello sociale e ambientale, per l’interesse generale e per il beneficio della nostra economia, mettendola al riparo da inevitabili sanzioni e ripercussioni.

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