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Berlino. Kreuzberg, il quartiere dell’arte

BERLINO – Il quartiere delle arti più disperate è chiuso al privatismo di chi rivendica la burocrazia di un’appartenenza. E’ così che mi appare Berlino nel gelido freddo d’ inverno.

Con curiosità guardo la città della “nostalgie” , con la stessa curiosità kantiana di valicare i limiti della conoscenza possibile. Rivisito la storia ripercorrendone i passaggi della sua riproducibilità.
A distanza di 23 anni dal suo crollo, vi è sempre un muro divisorio percepibile di quella città che si spoglia e si veste di rinnovabili modernità.
Kreuzberg, quartiere di confine ai tempi del muro,  diviso fra Kreuzberg 61 vicino al centro e Kreuzberg 36, spazio di animate forme d’arte, è oggi noto per la forte immigrazione turca e per la presenza animata di punk e artisti.
Situato tra a Berlino Ovest e il confine a sud-est del centro, il quartiere ospita la Kunsthaus Tacheles (o semplicemente Tacheles o Tacheles Gallery, in italiano “Casa dell’arte Tacheles”) galleria d’arte moderna gestita da un collettivo di artisti. Occupata dal 1990, sorgeva come ex magazzino in fase di demolizione. Trasformato nel salotto dell’arte più eccentrica, è stato chiuso nel settembre del 2012.
Gli artisti che per anni si erano opposti allo sgombero hanno dovuto cedere e riconsegnare le chiavi dell’edificio del primo Novecento su Oranienburger Strasse.
Da poco più di un anno o quasi da quella chiusura, la “casa dell’arte” viene aperta al pubblico solamente in parte, visitabile dalla parte posteriore dell’edificio. Creata un’ entrata, lo “Sculpture Park Tacheles”,  è visitata ogni giorno da centinaia di visitatori. Trasferita al lato posteriore e parallelo posteriormente a Oranienburger Strasse , la struttura, lungo il viale, ospita un cinema, uno spazio per performance artistiche, un laboratorio ed infine una galleria espositiva , ove molti artisti, raggruppatisi in associazione, creano eventi e promuovono mostre .
Il termine “Tacheles” deriva dall’yiddish e significa “testo libero”, “parlare chiaro”. Ich sage es Dir Tacheles : te lo dico chiaramente, Er hat Tacheles gesprochen . Ha parlato chiaro”. Limitrofo al quartiere ebraico, la sinossi etimologica e storica  del suo nome, rivela ancora una volta ragioni storiche. Nato e chiuso su ordini della censura di stato indetta dalla DDR riguardo agli artisti, Kreuzberg oggi è il luogo che rivendica la sottrazione di quelle libertà d’espressione, chiamate arte.

Neppure l’iniziativa del museo CAM lo scorso 26 Ottobre, la quale prevedeva di offrire allo Tacheles Kunsthaus di Berlino asilo nei propri spazi espositivi, diventando così luogo di “rifugio” per le opere degli artisti dello storico spazio berlinese adibendo una sala dei suoi spazi agli esuli tedeschi, ne ha impedito la chiusura da parte delle autorità tedesche.
Presto sorgerà un centro commerciale. Esso spazzerà via il decennio artistico e culturale della Berlino più underground. Opposizioni e manifestazioni di protesta non sono bastate a risolvere la situazioni, neppure la nota rivoluzione pacifica promossa da CAM Art War, che, dal CAM, aveva coinvolto innumerevoli artisti e istituzioni culturali internazionali, facendosi portavoce del malcontento del mondo dell’arte.
Abbandonati a se stessi dalle istituzioni, gruppi di giovani artisti si sono visti costretti ad interrompere le proprie attività per mancanza di fondi.
Le porte di Tacheless sono state chiuse all’arte e aperte all’egemonia amministrativa dei possessori, delegittimando così la richiesta di maggiori garanzie di gestione e acquisizione sull’uso dei fondi pubblici.
Tim Roeloffs, Barbara Fragogna, Txus Parras, Kihs Uno, Ludwig Eben, Alexander Rodin, Reza Mashoodi, Hüseyin Arda, Kemal Canturk, Pete mancanti, Media Group Telekommander e molti altri rapprestano oggi i volti di quella protesta pacifica e rivendicatoria.

Kreuzberg è oggi quartiere rivisitato e sorto per reagire ai muri della storia con un atto di libertà autentica. Berlino mi rivela in quella sosta, una faccia amaramente consapevole. La capitale tedesca conserva in seno le divisioni più latenti, mantenendo però la straordinarietà e la dignità cittadina di chi ha reagito ricostruendosi da capo come coscienza storica.
Berlino indossa le vesti di donna che seduce concedendosi  gradualmente, in nuove scoperte e misteriose reminesceze.
 Nel report di un corteggiamento lento, è questa l’immagine che fotografo e che porto con me.

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