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Firenze: “Libera”, in 150mila in piazza per ricordare le vittime della mafia

 FIRENZE – Un successo di partecipazione la diciottesima edizione della “Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.

Su iniziativa dell’Associazione Libera, ben 150mila persone hanno invaso le vie di Firenze. Il lungo corteo è partito dalla Fortezza da Basso per raggiungere lo stadio comunale dove è stato allestito il palco. Il corteo, con in testa don Luigi Ciotti e Giancarlo Caselli, ha sostato per alcuni momenti di raccoglimento sotto la casa dove il 26 giugno 1967 morì don Lorenzo Milani, il parroco di Barbiana del Mugello celebre per le sue battaglie civili.

Ieri l’incontro con i familiari delle vittime di mafia a Palazzo Vecchio

“Sappiate che le persone uccise dalle mafie, in questa città, in questa sala sono vive!” Queste le parole pronunciate da don Luigi Ciotti in apertura dell’incontro dei familiari delle vittime innocenti delle mafie che si è svolto ieri nella sala dei Cinquecento a Palazzo Vecchio. Don Ciotti, qualche giorno fa, presentando l’evento presso la sede della Regione Toscana, aveva anche avvertito che “le radici delle mafie sono certo al Sud, ma i rami e i frutti stanno a Nord”. In sala attimi di grande commozione. Successivamente hanno preso la parola i più giovani che hanno conosciuto le storie degli uomini e delle donne vittime di mafia attraverso la testimonianza e il racconto. Ogni anno le storie cambiano, così come cambiano le voci che si alternano sul palco, ma non cambia la forza del racconto.  Non poteva mancare naturalmente il ricordo della strage di via dei Georgofili. Tra due mesi saranno passati esattamente vent’anni. Lunghe e articolate le indagini relative a quel giorno drammatico. Indagini che hanno contribuito anche all’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. Nel corso dell’incontro, ha preso la parola anche l’argentino Adolfo Perez  Esquivel, premio Nobel per la pace, sopravvissuto  alle violenze degli anni della dittatura militare in Argentina. Esquivel ha denunciato quel legame perverso che tiene unite la mafia e la politica. “Dobbiamo unire le nostre lotte, noi popoli, organizzazioni, per ottenere diritto e giustizia. Facciamoci forza per ridare dignità ai nostri popoli” – ha esclamato il premio Nobel -.

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