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Roma. La capitale per il lavoro

ROMA – Il voto amministrativo di Roma capitale ha una grande rilevanza politica per la città e per il paese. È anche una grande metafora sulle città italiane. Il centro sinistra e il Pd che con le primarie scelgono il candidato sindaco e i candidati alla presidenza dei Municipi hanno il dovere di presentare un’idea di città alternativa a quella triste e dannosa di Alemanno. E c’è consapevolezza che non si possono riproporre esperienze passate: non tutte sono state positive e non sono più attuali.

Ora è il tempo di unire le forze del lavoro, dell’intellettualità, dell’impresa (commercianti, artigiani, impresa), dei “nuovi italiani”, dell’associazionismo, del volontariato e della ricerca per avviare una profonda riforma democratica, economica e morale. Avere avuto tanti candidati per le primarie e ancora nessun progetto collettivo (di partito) per Roma certo non aiuta.
Roma, come l’insieme delle tante città italiane, è chiamata a fare un passo in avanti nell’innovazione del modello di città –stato/sociale nella direzione della città sostenibile.   Le destre dei tagli e dei furbetti, della spesa pubblica clientelare e dell’appropriazione privata e familiare del potere pubblico, hanno abbandonato a se stesse le famiglie, le periferie popolari, i commercianti e gli artigiani. Hanno tagliato e precarizzato il lavoro. I beni culturali di Roma, le opere d’arte, le enormi risorse culturali dalle università, dei centri di ricerca, del cinema e della televisione e dell’informazione sono stati marginalizzati e messi in crisi.

I beni cimuni sottoposti alle mire della speculazione
I beni comuni (acqua, qualità dell’aria, agro romano, parchi, aree agricole) sono stati sottoposti alle mire della speculazione edilizia e finanziaria.
I servizi e la pubblica amministrazione è stata burocratizzata e appesantita da lacci e laccioli che penalizzano i cittadini e il lavoratore del pubblico impiego. La questione di fondo per Roma è trovare una propria identità e funzione di capitale, di grande metropoli europea e mediterranea, sede della cristianità mondiale.
L’idea per Roma che il “Laboratorio politico per la sinistra” (nel e col PD) ha promosso ruota intorno alla necessità di cambiamento del modello di sviluppo da poggiare non più sulla predominanza asfissiante della rendita immobiliare e finanziaria ma sul lavoro, sui lavori: la questione del lavoro come bisogno immediato e come identità urbana. Le idee innovative e necessarie propongono il cambiamento del modello di sviluppo.
Un modello di sviluppo sostenibile che fa delle risorse umane, ambientali e culturali le fondamenta della Roma di oggi e del futuro.  
Questo è possibile se si guarda a Roma non più e solo alla sua fisicità (milioni di metri cubi di cemento, ettari di territorio da edificare, grandi infrastrutture da realizzare, appalti milionari da gestire),  ma alla straordinaria ricchezza del suo sistema di relazioni sociali, economiche, culturali, storiche, ambientali, territoriali, politiche amministrative. E’ solo tornando a valorizzare questo sistema di relazioni (il suo sistema cerebrale e nervoso) che sarà possibile ridare a Roma una sua forte identità di capitale e nel contempo dare risposte alla domanda di buon lavoro.

Per un governance moderna e democratica
Per questo è innanzitutto necessario rafforzare il sistema di relazioni sotteso ad una governance moderna e democratica, raccogliendo la grande domanda di partecipazione della società civile organizzata rendendola protagonista del governo della città. Una partecipazione non più frutto della magnanima concessione di chi di volta in volta è chiamato a governare, ma come diritto esigibile e cogente nei suoi effetti.
Per godere al massimo dei benefici di questo flusso fresco di energia partecipativa è necessario rendere Roma una “città intelligente” attraverso un programma di informatizzazione a 360 gradi, a partire dalla Pubblica amministrazione. E’ questa una leva potentissima, già adottata da altre capitali, capace di produrre effetti straordinari in termini di riduzione di costi e tempi e crescita di lavoro, qualità, trasparenza.
In particolare questi effetti si faranno sentire su quelle risorse della capitale sempre troppo poco valorizzate proprio perché vivono di forti relazioni tra esse, con il territorio, il resto del mondo. In particolare pensiamo al sistema dei beni storici e culturali, alla straordinaria concentrazione nella capitale della industria della conoscenza, alla ricchissima presenza di poli universitari e di ricerca pubblici e privati, alla compresenza di una articolatissima rete di  di rappresentanze diplomatiche che irradiano la voce di Roma in tutto il mondo.

Un’area in cui il sistema di relazioni è caduto praticamente a livelli di incomunicabilità è quello del welfare.  Qui è necessario un lavoro straordinario di ricostruzione di reti di solidarietà a partire dalla riaffermazione di diritti fondamentali come quelli dei bambini, degli anziani, delle donne, degli immigrati, dei gay, degli animali, della sicurezza, della salute, della casa.

Le relazioni che regolano l’assetto urnabistico ed ambientale
C’è infine da rimettere ordine nel sistema di relazioni che regolano l’assetto urbanistico, territoriale ed ambientale quanto mai caotico. Nella mobilità, nei servizi pubblici e privati, nella logistica, nel commercio, nelle politiche abitative, nelle politiche per i rifiuti, l’acqua, l’energia, la manutenzione, il verde, …. Nei prossimi anni la cura fondamentale dovrà essere quella della rigenerazione urbana che ridia senso ad una città cresciuta a dismisura riproponendo la drastica riduzione del consumo del suolo e il rilancio di alcuni importantissimi progetti lasciati cadere, per opportunismo o incapacità, come quello dei Fori Imperiali o del Parco dell’Appia antica.
Rivitalizzando il sistema cerebrale e nervoso della città sarà possibile rimettere in moto l’intera economia romana dall’edilizia al commercio, dal turismo alla impresa dell’arte e della comunicazione, dall’informatica ai sevizi idrici, dall’industria del riciclaggio alle fonti rinnovabili, dall’agricoltura alla ricerca, dalla mobilità su ferro alle ristrutturazioni degli,immobili. È questa una traiettoria virtuosa non più dipendente dal mercato immobiliare e dalla spesa pubblica clientelare. E il bilancio comunale dovrà diventare un vero volano di sviluppo sostenibile ridefinendo l’ordine di priorità e criteri della spesa.  Queste idee valgono per Roma, ma anche per tante altre città e per l’intero Paese.

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