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6 bimbi andalusi su 100 mangiano solo a scuola. Pronti ad attuare le “comidas populares” sudamericane

SIVIGLIA – Mense scolastiche ultimo baluardo dell’alimentazione per 6 bimbi su cento dell’Andalusia. E’ questo il triste scenario che si sta consolidando in Andalusia, la regione più popolosa della Spagna. “Quello che un tempo erano situazioni sporadiche ora sta diventando un problema sempre più frequente e che coinvolge gruppi familiari sempre più ampi”. Parole che risuonano come un grido di aiuto in passato molto più affine ai volontari delle Ong che operano nel paese del terzo mondo. Ma che provengono dai uno dei direttori delle scuole delle zone più bisognose di Siviglia, capoluogo della regione a sud della penisola. Una situazione andalusa, quella illustrata da “El Pais”, che sta sempre più imponendo sull’agenda politica. Non più tardi di una settimana fa, l’entrata in vigore delle misure anti-sfratto, che garantivano ai cittadini della regione uno scudo per proteggersi dalle azioni restrittive delle banche. Una sorta di via d’uscita per uno degli effetti più drammatici che sta scuotendo tutto il Paese, che il Governo conservatore guidato da Mariano Rajoy sta facendo fatica a risolvere. In questo scenario, l’Andalusia, le cui istituzioni, dati alla mano, sono tra i più indebitate del Paese (16 delle 50 amministrazioni più indebitate dello stato battono bandiera andalusa) non si lesinano a promuovere misure di welfare che stridono con le politiche di austerity imposte da Bruxelles e attuate dai Governi centrali dei Paesi più indebitati dell’Eurozona.
Succede così che nel bel mezzo dei tagli ai servizi sociali, acuiti dalla crisi economica, i bimbi più bisognosi potranno a breve usufruire di ben tre pasti al giorno. Dal lunedì al venerdì. Tutte a spese pubbliche facenti parte del piano contro l’esclusione sociale. 16 milioni di euro che finiranno tutti nella pancia e nella salute dei bisognosi. “Molti genitori si vergognano di ammettere che non possono permettersi il ciclo completo di alimentazione ai proprio figli. Il pasto che forniamo nelle scuole è essenziale” raccontano dalle istituzioni che stanno a contatto con le famiglie. Ancora non sono noti i tempi e quanti effettivamente beneficeranno di questi piani. Certamente, assicurano, potranno beneficiare di questi sussidi tutti coloro che sono a rischio esclusione sociale. Un programma analogo potrebbe essere attuato anche verso gli anziani bisognosi. L’obiettivo è quello di coprire i tagli fatti dal governo centrale, dove almeno 5000 persone sono rimaste fuori dalle assistenze domiciliari e dai contributi dello stato. In totale potrebbero essere stanziati fino a 100 milioni di euro, la cui approvazione potrebbe avvenire prima del prossimo 30 aprile.

In molti José Antonio Griñán rappresenta un copia e incolla di alcune misure adottate dal defunto Hugo Chavez in Venezuela nelle “comedores populares”, i pasti popolari garantiti nel 2003 dal Ministerio del Poder Popular para la Alimentación del Venezuela. In molti sono pronti a scommettere che la rete garantita dalla dal Consigliera all’uguaglianza della giunta andalusa Susana Díaz, pronta a triplicare gli sforzi pubblici per implementare i servizi delle mense scolastiche, assieme al consigliere all’istruzione andalusa, rappresenti una “missione sociale” che non sarebbe dispiaciuta al leader sudamericano. Una sorta di Revolucion Bolivariana in Andalusia.
Se da una parte la situazione andalusa, rappresenta lo specchio della Spagna più in difficoltà, dall’altra rappresenta anche il braccio armato della sinistra spagnola. Il Psoe, uscito con le ossa rotte dopo la caduta di Zapatero, sta lanciando il guanto di sfida al Partito Popolare di Mariano Rajoy. Non è un caso che gli esponenti dell’opposizione andalusa che fanno capo al PP giudicano insufficente e propagandistico il provvedimento in via di approvazione. Fatto sta che con due mosse, quella a favore delle vittime degli sfratti, e quelle a favore dei bimbi bisognosi sta mettendo frecce nell’arco da utilizzare nelle successive campagne elettorali. Dando prova di risolvere situazioni, che in altre forme e in altre salse stanno facendo agitare i fantasmi di estrema povertà anche nei paesi che fanno parte del G8.

 

 

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