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Facciamo finta che… Tutto va ben, Tutto va ben

ROMA – Ve la ricordate “Facciamo finta che… Tutto va ben, Tutto va ben”?. La cantava nel 1975 Ombretta Colli, un tempo moglie di Giorgio Gaber e ora guarda caso fedelissima berlusconiana. Eppure questo brano che divenne la sigla del programma di Giandomenico Fracchia, sembra essere perfettamente in sintonia con quanto sta accadendo in politica.

Abbiamo un governo “traghettatore” che invece di portare il Paese  nel più breve tempo possibile a nuove elezioni,  parla di tutto e di più, ma alla fine non riesce a colpire nel segno dei problemi reali. Certo, le sue alleanze a pensarci bene fanno davvero accapponare la pelle e osservando il Consiglio dei ministri riuniti sembra di leggere il finale di una fiaba dove tutti vissero felici e contenti.
 
Intanto un partito, il Pd,  il più numeroso del centro sinistra, dopo le recenti elezioni politiche si ritrova travolto da una crisi d’identità. L’elezione di Guglielmo Epifani,  sembra aver messo improvvisamente tutti d’accordo. In pratica il Pd è diventato con lo schiocco delle dita una famiglia unita, quasi gli scontri interni si fossero auto cancellati da soli. Certo Epifani è una persona dal profilo esemplare, ma a guardare bene la situazione ci sono ancora tutti i segnali della solita continuità che forse nessuno vuole vedere. O forse per adesso questa rimane l’unica alternativa possibile. Staremo a vedere. Ma dove sono finiti i problemi? Quelli ben radicati in questo partito,  quelli che sono emersi in campagna elettorale –  prima e dopo –  che si sono trascinati perfino dopo la vittoria alle elezioni con i tradimenti dell’ultimo minuto. Scelte sbagliate, diversità  così lampanti che alla fine hanno portato inevitabilmente alle dimissioni di Pier Luigi Bersani e ad uno scontro interno senza colpo ferire. Eppure oggi l’impressione sembra sempre più quella di non voler  mettere il dito nella piaga, di non voler ricominciare districando prima di tutto i problemi che stanno alla radice del più grande partito del centro sinistra. E allora la soluzione è semplice.  Ecco che Epifani, come il governo, viene subito definito il “traghettatore verso il prossimo congresso del Pd.
Ma cosa bollirà in pentola nel frattempo? E poi questo termine traghettatore inizia a piacere sempre meno. Ricorda troppo Caronte, il cui compito era quello di traghettare, ma lo faceva trasportando i nuovi  morti da una riva all’altra del fiume.
Intanto il Pdl  alla presenza del vicepresidente del Consiglio Angelino Alfano lanciava  l’ennesima freccia avvelenata contro la magistratura e quella parte di giudici che – a detta loro – si stanno accanendo contro il patron di Mediaset. Il cavaliere ha addirittura detto di sentirsi come un Enzo Tortora, scatenando le ire della figlia Gaia che ha subito puntualizzato: “Caro Silvio, mio padre era un’altra storia. Un’altra persona. Ognuno risponde alla sua coscienza”.
E adesso cosa farà  il premier Enrico Letta di fronte a questa messa in scena che da poco lustro all’azione istituzionale del suo vice. Fatti, che a onor di logica non avrebbe dovuto accadere in un governo guidato proprio dal centro sinistra.  Insomma, non si può dire sempre Facciamo finta che. Viene da chiedersi chi sarà il prossimo traghettatore e soprattutto dove ci vorrà condurre.

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