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Caso Bergamini. Non fu suicidio, ma omicidio. Indagata la ex del calciatore

COSENZA – Svolta nelle indagini della morte di Denis Donato Bergamini. La procura di Castrovillari ha infatti iscritto nel registro degli indagati la ex fidanzata dell’indimenticato calciatore del Cosenza degli anni ottanta. L’unica ad esser testimone oculare di quello che fu catalogato, non senza clamore e polemiche, come un suicidio dell’atleta ferrarese.

 
Il provvedimento della magistratura calabrese avviene dopo un anno dalla riapertura delle indagini. Da quando cioè i Ris di Messina hanno aperto una falla nella nebbia che avvolge il caso. In particolare la polizia scientifica siciliana riportò prove che confuterebbero l’ipotesi che l’allora ventisettenne potesse esser stato adagiato sull’asfalto della Statale 106 Jonica dopo esser stato ucciso a colpi di arma bianca. Una suggestione che ha trovato conferme lo scorso febbraio, quando le perizie del medico legale hanno confermato che alcune ferite, presumibilmente quelle causate nell’impatto del camion color rosso che trasportava agrumi, fossero avvenute post mortem. Da lì si sono aperte nuove ipotesi che confuterebbero quanto dichiarato dalla donna. Le dichiarazioni di Isabella Internò, convalidate non senza dubbi dal camionista, infatti, avevano indirizzato le indagini verso la tesi di un suicidio d’amore. Ma le ipotesi non avevano convinto tutti, tanto che il caso è rimasto a galla per tutti i 24 anni dalla morte. Avvenuta il 18 novembre del 1989 vicino a Roseto Capo Spulico, un piccolo comune che si trova a circa dieci chilometri da Cosenza.
 
Si tratta di una vittoria per la famiglia del calciatore, ma anche dei supporter dei lupi calabresi. Fu la famiglia che con la loro denuncia fecero riaprire le indagini. Ma anche merito dei tifosi, anche i più giovani, che da sempre portano nel cuore la drammatica storia del loro fuoriclasse. A sostegno del centrocampista rossublù, la cui scultura campeggia nelle immediate adiacenze della struttura sportiva che ospita la squadra calabrese, sono state dedicate numerose manifestazioni. Persino delle marce, volte a non far affievolire affetto e sete di verità sulla reale sorte dell’atleta. Per anni avvolta in una patina di omertà.
 
Le cronache dell’epoca parlano, forse frettolosamente, di un Bergamini che a seguito di una lite con la fidanzata si era gettato sotto il Fiat Iveco 180 di Raffaele Pisano. Una lite che si era consumata a margine di una piazzola di parcheggio sulla Statale 106, all’altezza di Roseto Capo Spulico, zona in cui sfrecciava il tir della morte. O del post mortem. Oggi, grazie anche a nuove tecniche investigative, sarà possibile far luce sulla vicenda.
 
Possibile che Denis sia stato aggredito? Che si sia trattato di una tentata estorsione? Quali motivi hanno portato il killer ad occultare quello che gli inquirenti configurano come un omicidio? Le ferite che il corpo del calciatore aveva sulla tempia, erano dovute ad un eccessiva pressione di una pistola? Dov’è stato gettato il coltello che ha trafitto il calciatore?E quali sono i nuovi elementi trovati nella Maserati comprata da poco dal calciatore e perché non fu mai passata al setaccio degli inquirenti all’epoca? A tutti questi interrogativi contribuirà a rispondere Isabella Internò, iscritta nel registro degli indagati. Che nel caso fossero confermate queste nuove piste sicuramente dovrà dare una nuova versione dell’accaduto. E quantomeno dare spiegazioni sul perché avrebbe mentito. Nonché dar lumi sull’identità o quantomeno indizi sugli aggressori di Denis Donato Bergamini. Nonché le esatte cause della morte, che potrebbero essere sempre più tinte da moventi passionali.

 

 

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