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Visco, paese indietro di 25 anni. Ora riforme detassando il lavoro

ROMA – Il 2013 si chiuderà con un forte calo dell’occupazione e dell’attività produttiva, prima che l’economia tenti un’inversione di tendenza con il prossimo anno.

E’ l’istantanea impietosa di un Paese indietro di 25 anni che cresceva meno degli altri anche prima della crisi, quella che scatta il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco nelle sue considerazioni finali davanti all’assemblea riunita a palazzo Koch. Un Paese che sconta ”gravi debolezze strutturali” e che proprio per questo non può permettersi “cali di tensione” sulla strada delle riforme, senza distrazioni fatali dal progresso compiuto sul risanamento dei conti pubblici. Lavoro e produzione devono tornare a essere i primi destinatari di una riduzione delle tasse non generica e generalizzata: ”Riduzione di imposte, necessarie, nel medio termine, pianificabili fin d’ora, non possono che essere selettive, privilegiando il lavoro e la produzione: il cuneo fiscale che grava sul lavoro frena l’occupazione e l’attivita’ d’impresa”. Ma il presupposto di ogni intervento deve essere la lotta all’evasione che, dice Visco ”distorce l’allocazione dei fattori produttivi, causa concorrenza sleale, e’ ostacolo alla crescita della dimensione delle imprese, aumenta il carico tributario per i contribuenti in regola”. ”Non si costruisce niente sulla difesa delle rendite e del proprio particolare, cosi’ si arretra tutti” ammonisce Visco rivolgendosi a imprese, lavoratori, banche, istituzioni per spronarli a non avere paura del futuro e del cambiamento. ”Le riforme – scandisce il governatore – non possono essere sempre chieste a chi e’ altro da noi, tutti dobbiamo impegnarci”. I numeri snocciolati da Visco sono impietosi: ”la recessione sta segnando profondamente il potenziale produttivo, e ciò rischia di ripercuotersi sulla coesione sociale”. ”Il prodotto interno lordo del 2012 – ricorda – e’ stato inferiore del 7% a quello del 2007, il reddito delle famiglie di oltre il 9, la produzione industriale di oltre un quarto. Le ore lavorate sono state il 5,5% in meno, la riduzione del numero di persone occupate superiore al mezzo milione”. 

”Il tasso di disoccupazione – prosegue il numero uno di via Nazionale – pressoche’ raddoppiato rispetto al 2007 e pari all’11,5% lo scorso marzo, si e’ avvicinato al 40 tra i piu’ giovani e ha superato questa percentuale per quelli residenti nel Mezzogiorno”. E mentre Visco sta ancora parlando, l’Istat ritocca ancora al rialzo il tasso, che ad aprile ha toccato la soglia del 12%. Ora, ”l’aggiustamento richiesto e cosi’ a lungo rinviato ha una portata storica” e chiede ”il contributo decisivo della politica” ma e’ anche ”essenziale la risposta della societa’ e di tutte le forze produttive”. Su questo versante, Visco non esita a chiedere ”uno sforzo eccezionale alle imprese investendo risorse proprie, aprendosi alle opportunita’ di crescita, adeguando la struttura societa’ e i modelli organizzativi, puntando sull’innovazione”. ”Alcune lo stanno facendo. Troppo poche hanno accettato fino in fondo questa sfida; a volte si preferisce, illusoriamente invocare come soluzione il sostegno pubblico”.

Pesano nell’analisi del governatore gravi ostacoli quali un quadro regolamentare ridondante, comportamenti corruttivi difficile da sradicare, una insufficiente protezione dalla criminalità, un diritto da rendere piu’ certo. I ritardi, denuncia ancora Visco, si sono ancora accumulati anche sul fronte del riequilibrio dei conti pubblici, troppo a lungo rimandato. ”Noi italiani, artefici della costruzione europea, dobbiamo mostrare – esorta Visco – di saper uscire dalla grave condizione in cui siamo caduti: lavoro che viene meno e non si crea; imprese che non riescono a modernizzarsi, a finanziarsi, che chiudono; banche indebolite dalle tensioni sul debito sovrano, poi dagli effetti della recessione”. E, in questo quadro, ”i rappresentanti politici stentano a mediare tra interesse generale e interessi particolari: i cittadini ne ricevono segnali contrastanti e incerti”. 

 

Luciano Cerasa

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