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La crisi mette in ginocchio i lavoratori immigrati. Lotta al sommerso e allo sfruttamento

ROMA – Nell’arco di tre giorni lunedì scorso ed oggi, al CNEL sono stati presentati due importanti rapporti che riguardano gli immigrati.  Il primo sull’andamento del mercato del lavoro ed il secondo sugli indici d’Integrazione.  Entrambi i rapporti ci dicono che la crisi sta mettendo in ginocchio i lavoratori immigrati che perdono il lavoro, hanno meno reddito, infatti aumenta anche il differenziale salariale con la media degli italiani e nel contempo regrediscono tutti i valori che indicano il livello d’integrazione.

Il territorio migliore in graduatoria con il più alto potenziale d’integrazione è il Piemonte che si ferma al 62,8% e sta quasi 10 punti sotto al primo in graduatoria del rapporto precedente dove il Friuli Venezia Giulia era al 70,6. (Quest’anno il Friuli è sceso al quarto posto con il 61,9%).  Altrettanto vale per le provincie dove Macerata è in testa con il 66,4% mentre nel precedente Trieste era in testa con il 71,9. (Quest’anno Trieste è scesa al trentesimo posto con il 60,6%). 

Peraltro i due rapporti sono strettamenti collegati fra loro perché gli indici d’integrazione monitorano più che altro le azioni positive e le buone pratiche degli Enti Locali che continuano ad essere essenziali, ma sempre più insufficienti in assenza di un piano nazionale per l’Integrazione del governo che non c’è ne in termini di risorse, ne di linee programmatiche; e sopratutto monitorano le azioni ed i comportamenti autonomi degli immigrati che risultano essere i soggetti più attivi e dinamici verso l’Integrazione, paragonati al quasi immobilismo dello Stato.  Ma anche loro se hanno meno lavoro e meno reddito, non possono che investire di meno anche per la loro integrazione.  Alla presentazione dei due rapporti hanno partecipato il Ministro del Lavoro Giovannini, la Vice ministro Guerra e la Ministra dell’Integrazione Kyenge ed hanno mostrato tutti una sufficiente consapevolezza che questo tema va affrontato in tutt’uno con le grandi emergenze del paese per il lavoro e le politiche di coesione sociale.

 

La risposta non può essere quella che siccome c’è la crisi dobbiamo comprimere la domanda e quindi non abbiamo bisogno di loro, ma al contrario dobbiamo aumentare l’offerta perché noi abbiamo bisogno di loro come loro hanno bisogno di noi per uscire insieme dalla crisi.  La regolarizzazione come strumento permanente di lotta al sommerso, allo sfruttamento ed alle discriminazioni degli immigrati, la Cittadinanza ed il diritto di voto come strumenti di coesione sociale e di partecipazione di tutta la comunità nel difficile cammino per uscire dalla crisi del nostro paese.  Ci aspettiamo quindi atti concreti e di discontinuità con il passato, altrimenti questi rapporti servono solo ad accendere i riflettori per un giorno per poi finire negli scaffali impolverati, mentre aumentano le frustrazioni insieme alla povertà dei cittadini vecchi e nuovi.

 

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