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Il Renzi osservato speciale dai giovani… che però scelgono i Modena City Ramblers

REGGIO EMILIA – Due, tremila persone, poco più, poco meno, a Reggio Emilia alla festa Democratica, lo scorso 30 agosto, per l’ospite della serata, Matteo Renzi, intervistato da Bianca Berlinguer. Il tempo passa alla ricerca del parcheggio e di una birra fresca per iniziare bene la serata, e poi alla fine cinque euro al partito si danno volentieri. Tutto permesso dall’ora di ritardo del sindaco fiorentino. Guardandosi un po’ intorno, si nota però l’assenza di giovani, soprattutto quelli che si avvicinano ora al voto.

Mi sono avvicinato ai pochi che ho trovato cercando di capire cosa li avesse portati qui. È emersa principalmente la curiosità come fattore scatenante, insieme con la speranza. Quella di trovare un politico nuovo, più fresco, con idee innovative e che magari riesca a mettere d’accordo il paese e a fare effettivamente qualcosa. Tuttavia, mi è dispiaciuto non sentire critiche vere da parte dei giovani sul programma politico di Renzi. Capisco che il suo programma sia quasi un mistero occulto impronunciabile, ma almeno provarci non fa male. L’impatto mediatico del sindaco è alla base di tutto. Piace per come parla, per come si mostra, e sembra trovarsi a metà tra sinistra e destra. Forse questo fa colpo davanti a una generazione che ha perso il valore di un ideale. La piazza è piena, tutti attendono. Arriva Renzi e subito applausi.  
Il ragionamento che ho trovato alla base di molti è stato: gli altri sono meglio ma con lui si vince. Voto Renzi. Così dicono i suoi sostenitori, vecchi e giovani.

Parla di Berlusconi spiegando come non bisognerebbe più parlarne, e continua criticando le correnti interne del PD dopo che lui stesso ha creato forse quella più importante. Gli specialisti dell’arte retorica la chiamano preterizione, figura tipica escogitata da Dante quando sosteneva che del Paradiso non si può parlare, ma lui lo faceva lo stesso, evidentemente è un vizio toscano.
“Se diventerò segretario rottamerò le correnti”, questa la frase, forse unica chiara dell’intero discorso, che mi colpisce profondamente. Non per il concetto, ma per chi l’ha pronunciata. E il suo monologo continua tra 80 “io” e aneddoti da bar su una politica corrotta e deviata. Mandarli tutti a casa. Discorso non da politico certo, e per questo può risultare originale e rivoluzionario. C‘è da chiedersi però che politica sia questa. Una politica autodistruttiva. Non si rinnova, non porta in piazza il bene dei cittadini e della nazione, ma si affoga da sola nell’abisso creato 20 anni prima da quell’osannato imprenditore di Arcore.
Non è questo il politico che voglio, non è la politica di un paese sano. E se non è sano bisogna pensare a curarlo con vere idee, con veri fatti e non con un incalzante populismo che parla di speranze lontane e fittizie. Ricordo la frase di Renzi “il paese deve permettere ai giovani di sognare”. Bella frase certo, d’effetto, ma spiegami come.
In tutta la sera non ho sentito parlare né dai giovani né da Renzi dei veri temi della sinistra: equità, giustizia, scuola pubblica, lavoro per tutti, patrimoniale. Solo vaghe idee su una politica colpevole che deve dare di più, qualche taglio alla burocrazia, nessuna polemica sui temi passati come l’IMU, e qualche esempio con la Germania. Come se per fare le nostre leggi bastasse fare copia-incolla da quelle tedesche. “Bisogna cambiare il rapporto col fisco” dice, ma come? Non spiega. Almeno è d’accordo con lo ius soli.
Le ammissioni di colpe che spesso fa il sindaco riscuotono sempre successo, ma uccidono il partito. Non perché non vadano fatte. Ma usarle come slogan non serve a rimarginare le profonde ferite della politica della sinistra.
Siamo in realtà passati dalle divertenti barzellette di Berlusconi alle simpatiche burle di Renzi, e gli italiani ancora ci cascano.

Mi sono chiesto dove fossero i giovani. Erano tutti, con un numero forse pari a quello degli adulti da Renzi, a saltare e a cantare sotto il palco dello Sputnik, lo spazio della festa gestito dai GD, dove quella sera suonavano i Modena City Ramblers. Il testo di una sola canzone di questo gruppo è sicuramente molto più impregnato degli ideali della sinistra di quanto lo possa essere un intero discorso di Renzi, ed è forse un bene averli trovati tutti lì. Tuttavia, non ho resistito e ho chiesto a qualcuno come mai non fosse andato a sentire il politico. Nonostante le enormi casse da migliaia di watt, le risposte erano chiare. Renzi non interessa. Non è diverso dagli altri, non può salvarci.  
Penso che la mia generazione sia ormai refrattaria a questo tipo di politica, fatta solo di immagini e parole. Se si vuole riconquistare i giovani bisogna tornare a pensare ai cittadini, a girare per le strade per capire come vive la gente e di cosa ha realmente bisogno. Vi lascio allora con una delle poche perle che sono riuscito a cogliere dal disastroso ed elusivo discorso di Renzi: “Non è la politica il problema, la politica è bella, il problema sono i politici”. Frase quasi banale. Dovremmo al di là di Renzi, riscoprire, insieme, in un percorso comune con cittadini, politici e giovani, il vero significato di politica.

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