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Venezia 70. “Under the skin”, britannico e discusso in concorso

VENEZIA (nostro inviato) –  Jonatan Glazer è il regista di “Birth”,  opera con cui aveva dimostrato di essere un talento molto particolare: in  Under the Skin,  film davvero originale, il processo di astrazione, proprio del suo stile,  giunge a un punto estremo, forse eccessivo.


Sullo sfondo di affascinanti foreste scozzesi e della nudità inquietante di  Scarlett Johansson, Jonathan Glazer sciorina sequenze e inquadrature tanto magnetiche quanto ermetiche, dando vita a una storia esile, dove alcuni personaggi non sono ritratti a sufficienza: ad esempio, un motociclista che insistentemente corre lungo il film.
Scarlett Johansson, algida mantide aliena, seduce sessualmente le sue vittime per annientarle. L’unico per il quale riesce a provare una lontana forma di trasporto è colui che le ha dimostrato amore. Fa ancora eccezione una sorta di novello Elephant Man che, aprendo una breccia nel cuore  della protagonista, sembra essere risparmiato.

Il film si presume voglia far riflettere sulla natura crudele dell’uomo ma gli spunti visivi, per quanto originali, non sono stati sufficienti a convincere gli spettatori.  Il britannico Jonatan Glazer non ha avuto dalla stampa l’accoglienza calorosa riservata nei giorni scorsi a un altro connazionale, mi riferisco a Stephen Frears, seduttore del Lido con la storia vera “Philomena”.


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