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La riscossa civile parte dall’ambiente

ROMA – Strano Paese l’Italia con i suoi politicanti, tutti pronti a farsi belli quando si tratta di mostrare all’opinione pubblica qualcosa di buono, come sanare un’area inquinata,  creare un parco giochi per bambini o  inaugurare uno spazio pubblico per anziani con tanto di alberelli piantati.

Insomma, quando c’è la convenienza tutti si trasformano in paladini del popolo e dell’ambiente. Peccato però che in nome di un discutibile progresso si continuano a scavare montagne, si distruggano interi spazi verdi per far spazio alla selvaggia cementificazione, si realizzino termovalorizzatori, si seppelliscano rifiuti “inodori” anche in zone protette con tutte le conseguenza che ne derivano ai danni delle popolazioni locali.

A volte basta una piccola vertenza ambientale per immergersi nelle mille sfaccettature, nei pensieri e nelle molteplici reazioni che scaturiscono dall’incontro di più persone che contrastano un’azione che, pur sempre nella sua limitazione territoriale, rappresenta una forma di violenza all’ambiente che non ha eguali. Eppure oggi, nel cosiddetto XXI secolo, un po’ di buon senso dettato dalle drammatiche esperienze passate dovrebbe essere d’obbligo. Basta pensare alla Valle del Sacco che molti esperti hanno classificato come la seconda area più inquinata al Mondo. Così in assenza di normative serie e capaci di contrastare i danni, con multe che piovono dall”Unione Europea ogni anno senza destare più di tanta indignazione, le  persone sono costrette a incontrarsi, a informarsi nel tentativo di evitare altri scempi ambientali, di cui purtroppo l’Italia vanta una vasta letteratura.  Insomma, in assenza di quella sensibilità nelle alte sfere istituzionali,  alla fine tocca proprio al cittadino farsi portatore di quella massa critica non solo capace di urlare, ma anche di creare progetti alternativi. In ogni vertenza in giro per l’Italia ce n’è per tutti. Si creano tavoli scientifici, le persone si mettono a disposizione delle svariate cause ambientali, si fanno collette per fare monitorare l’aria, per fare analisi sulle falde acquifere. Viene da chiedersi a cosa servano le istituzioni se alla fine è il cittadino che si sotituisce a tutti quegli enti di controllo che dovrebbero salvaguardare la salute pubblica.
Per anni si sono perpetrati danni all’ambiente con serie conseguenze alle persone nell’impunità assoluta. Oggi il riscatto sociale potrebbe partire proprio dall’ambiente. Una prova indicativa ci giunge dal presidio NoTav che il prossimo 19 ottobre ha organizzato una mobilitazione generale.

Si parte proprio dalle rivendicazioni contro l’alta velocità per arrivare a quelle dell’austerity, passando per le istanze contro una probabile guerra in Siria. Insomma dall’ambiente al sociale verrebbe da dire.
E non finisce qui. Il 12 ottobre scenderanno in piazza anche i movimenti in difesa dei territori contro le privatizzazioni dei servizi pubblici e la distruzione dei beni comuni per il diritto all’abitare. Sempre il 12 anche le reti in difesa della Costituzione. Il 15 un altro sciopero nazionale dei movimenti trans nazionali, mentre il 18 sarà la volta dei sindacati di base e conflittuali che manifesteranno per i diritti sul lavoro.
E infine il 21 sempre a Roma scenderanno anche i comitati e i movimenti contro le discriche, gli inceneritori e la cementificazione.

Un programma questo che comprensibilmente lascia intravedere una stagione di lotte in cui anche l’ambiente è diventato parte integrante di una protesta. La sollevazione popolare parte anche e soprattutto da qui.

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