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Pd. L’assemblea nazionale alla ricerca di una intesa. Congresso forse l’8 dicembre. Regole in discussione

ROMA – L’assemblea nazionale del Pd parte senza un accordo. Il comitato incaricato di definire una proposta per quanto riguarda le regole del Congresso e la data non c’è riuscito.

Tocca al segretario assumere su di se l’onere di indicare il modo in cui uscire da una situazione molto difficile che presenta un partito profondamente diviso anche suk “particolari”  Che poi particolari non sono perché le regole e la data non sono fatti tecnici, come all’apparenza possono sembrare. Si tratta invece di passi molto importanti in quanto definiscono che tipo di congresso si vuole fare. Se, in termini spiccioli, si parte dal basso, dai circoli per dare spazio, voce agli iscritti, ai militanti oppure se  si rovescia il discorso e tutto si concentra nelle primarie per eleggere il segretario. Al momento le posizioni sono lontane, ma ,negli ambienti del Pd,  si parla di un possibile accordo,magari nella notte di sabato.  I renziani puntano al 7 novembre, al massimo arrivano al 14 mentre l’area che fa capo a Bersani è orientata al 15 dicembre. Uno dei candidati ,Gianni Cuperlo, si dichiara ottimista sulla possibilità di una intesa fra le diverse “ anime “ che sono tante.” Il 15 mi sembra un po’ tardi- afferma mentre il primo dicembre  sarebbe difficile per questioni organizzative legate ai congressi sul territorio”, dunque resta l’8 dicembre? “perché no? Sono ottimista”. E questa sembra proprio la data su cui è possibile l’intesa. Dopo contatti che vi sono stati fra Cuperlo e Rennzi. Non c’è solo la data, come dicevamo, ci sono i requisiti per votare, l’automatismo candidato-premiership e le modalità di svolgimento a livello locale, l’elezione dei segretari regionali. Si tiene fuori, ma solo con un occhio Enrico Letta che ha inviato una lettera- Enrico Letta, dei riflessi che  quanto accade  nel Pd può avere sul governo.  C’è anche il problema del drastico calo del tesseramento rilanciato da  alcuni esponenti del partito fra cui Barca e Bettini. Ma arriva una nota ufficiale, afferma che il tesseramento è in linea è con gli altri anni. Tutto si chiama possibilità e volontà di modificare lo statuto, pessimo in sé con gli iscritti che contano meno degli elettori e dei militanti che non hanno alcun ruolo.. “E’ abbastanza triste che arriviamo all’assemblea senza avere un accordo sulle regole. Sono mesi che discutiamo di regole in un’emergenza politica” – avverte Pippo Civati, uno dei candidati alla segreteria -. “Ho chiesto al segretario di occuparsi anche di tesseramenti – ha aggiunto – O parliamo di sostanza e contenuti o questo partito non esisterà più”. 

Gianni Cuperlo. Un new deal per il nostro Paese

E di  politica, del ruolo del partito, della sua identità, si occupa in particolare Gianni Cuperlo in una lunga intervista rilasciata all’Unità. Nella quale parla di un “ new deal” per il nostro paese. “ Voglio un Pd più ampio, che ritrovi pezzi della società che ha trascurato, e quindi perduto. Ma non sarà un incontro casuale- afferma- niente è dovuto. Servono forza, coraggio, visione, fantasia. Dobbiamo indicare un nostro New Deal alle persone e non può essere solo un messaggio di efficienza della politica, della burocrazia, dell’amministrazione. Non dobbiamo subire i temi degli altri: dobbiamo sconfiggere culturalmente e non solo numericamente la destra. Loro hanno rimpiazzato la politica con l’economia, cambiando drammaticamente il giudizio morale sulla disuguaglianza. Noi dobbiamo ripartire dalle persone” In merito al video messaggio di Berlusconi  si domanda” in quale altro Paese sarebbe potuto accadere? Sono passati 19 anni dalla prima cassetta di Berlusconi trasmessa a reti unificate. Era il 1994. Tom Hanks vinceva l’Oscar con la maschera di Forrest Gump, capolavoro che oggi viene trasmesso su cinema classic. E invece l’Italia è ancora qui, con una destra inchiodata al suo passato e prigioniera del suo collasso”. 

Il messaggio di Berlusconi? Un film già visto e non ci sarà replica

“I contenuti di quel messaggio –prosegue- non sono nuovi, ma ciò nulla toglie alla gravità di quelle parole. Insultanti verso la sinistra e milioni di donne e uomini che la votano. Aggressive verso la magistratura e la sua autonomia. E cariche di una violenza verbale che lascia interdetti. Il punto riguarda la destra e la sua classe dirigente. Come vogliono chiudere questa lunga stagione? Rinnovando la concezione di una politica leaderistica, padronale e proprietaria oppure aprendo finalmente il cantiere di un partito europeo, contendibile, occidentale? Certo che quel discorso ha colpito anche il governo. Ma si scordi la destra di poter stare al contempo nella maggioranza e all’opposizione. È un film che abbiamo già visto e non ci sarà una replica”.

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