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Russia. 14 attivisti incriminati. Lo sdegno di Greenpeace

MOSCA – Quattordici attivisti di Greenpeace sono stati incriminati con l’accusa di pirateria da un tribunale di Murmansk, in Russia, per aver partecipato alla protesta del 18 settembre scorso contro le trivellazioni nell’Artico. A renderlo noto è la stessa organizzazione ambientalista su Twitter, che parla di accuse «infondate» e denuncia la mossa degli inquirenti come «una vergogna».

Tra i 14 il cameraman freelance britannico Kieron Bryan, l’attivista brasiliana Ana Paula Alminhana, il russo, Roman Dolgov, che è tra i portavoce di Greenpeace, l’americano-svedese, Dima Litvinov, e la finlandese, Sini Saarela. Il reato di pirateria in Russia prevede una pena dai 10 ai 15 anni di detenzione. Il pesante altolà della magistratura russa è arrivato nonostante il presidente russo, Vladimir Putin, la scorsa settimana, avesse riconosciuto che gli attivisti «ovviamente non sono pirati». Lo stesso Putin però aveva sottolineato come il gruppo avesse violato il diritto internazionale. «Riteniamo che le accuse siano assolutamente infondate, irragionevoli e illegittime», ha detto Kreindlin, secondo il quale non vi sono neppure i presupposti per parlare di crimine, in quanto si trattava di una dimostrazione pacifica. «È un’accusa sproporzionata ed estrema», ha commentato il direttore esecutivo internazionale di Greenpeace, Kumi Naido. A suo dire, l’unica colpa di queste persone «è avere una coscienza». Naido ha poi denunciato la mossa degli inquirenti come «una vergogna», «niente meno che un attacco al principio stesso della protesta pacifica». I cinque fanno parte dell’equipaggio di 30 persone di diverse nazionalità, che ha messo in atto la protesta nel mare di Pechora a bordo dell’imbarcazione Arctic Sunrise Tra di loro anche l’italiano Cristian D’Alessandro. I 30 sono stati arrestati il mese scorso e posti in custodia cautelare in attesa del processo.

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