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Thailandia, rivolte contro il regime di Shinawatra. Ministeri occupati

BANGKOCK – Una marea di persone in protesta pacifica contro le norme ad personam destinate a far rientrare in patria l’ex premier populista che si è dato all’esilio per sfuggire alla condanna in contumacia di due anni per appropriazione indebita stabilita nel 2008. Sono gli avvenimenti che stanno agitando Bangkok, capitale della Thailandia.

Le proteste vanno avanti dai primi di novembre. Ma in queste ore stanno assumendo proporzioni ben più larghe. Ieri sono stati presi d’assalto dai manifestanti il ministero degli Interni e quello del Turismo, assieme ad un dipartimento. Oggi sono stati occupati i dicasteri delle Finanze e degli Esteri, e potrebbe non essere finita qui. Le centinaia di manifestanti che stanno prendendo d’assedio la capitale hanno promesso che potrebbero prendere tutti i ministeri capitolini se non otterranno la caduta del governo di di Yingluck Shinawatra, prima donna ad occupare una posizione simile in Thailandia. Il rischio è che vengano a galla tensioni politiche e sociali per anni sopite e messe da parte. Durante le manifestazioni un fotoreporter tedesco è stato malmenato dalla folla. E’ solo uno dei feriti.

Per sovvertire questo stato di agitazione, nelle ultime ore, Yingluck Shinawatra, ha annunciato tramite una videoconferenza trasmessa sui principali canali l’ampliamento della Legge sulla Sicurezza interna, in modo da conferire poteri speciali in situazioni particolarmente pericolose alle forze armate. Tra questi ci sarebbe la possibilità di imporre il coprifuoco, ma anche disseminare arbitrariamente posti di blocco o poteri speciali per disperdere le folle.

A guidare la folla è l’ex vice premier Suthep Thaugsuban, ex parlamentare e ora vero e proprio gladiatore delle rivolte. Thaugsuban è oggi uno dei principali dirigenti del “Partito Democratico”, il principale partito di opposizione. Contro di lui, nei giorni scorsi, un tribunale thailandese ha spiccato un mandato di arresto Ma ciò non ha impedito al popolo di invocare una grande battaglia per sradicare il regime di Thaksim. “Via Thaksin, l’esercito è con noi”, è solo uno degli slogan issati dal popolo durante la manifestazione.

La loro critica più feroce è che Yingluck Shinawatra, sorella dell’ex premier Thaksin Shinawatra, altro non sia che un fantoccio che esegue gli ordini del fratello.

In questo senso devono essere lette le protesta sulla norma, bocciata in Senato lo scorso 12 novembre, che avrebbe favorito il rientro da Dubai di Thaksin senza che debba scontare la pena. Il timore dei partiti dell’opposizione è che l’amnistia venga riproposta in futuro sotto mentite spoglie di altri interventi.

Il ritorno di Thaksin Shinawatra in Thailandia non sarebbe certo un evento di secondo piano. Molti ritengono che potrebbe spostare molti equilibri. Thaksin, infatti, è stata una pietra miliare della vita pubblica thailandese degli ultimi dieci anni. Leader del partito populista “Thai Rak Thai” fu primo ministro dal 2000 al 2006. A suo posto salì Abhisit Vejjajivam e lo scontro tra i sostenitori di Thaksin, che amavano vestirsi di rosso, accusavano quelli di Vejjajivam, che amavano vestirsi di giallo, di essere saliti al potere con stratagemmi golpistici: l’aiuto dei militari dell’esercito e i brogli i mezzi utilizzati per sovvertire l’ordine dei poteri. Per quattro anni si è assistita ad una relativa calma. Tutte le proteste ripresero vigore dal 2010, quando centomila camice rosse chiesero le dimissioni del premier democratico Abhisit Vejjajiva. In quell’occasione si sono verificati 90 morti e 2 mila feriti.

Dal 1932 ad oggi in Thailandia si sono verificati 18 colpi di stato. Il che rende il Paese un frastagliato miscuglio di gruppi di poteri che si contendono il potere. Thaksin Shinawatra ha a lungo goduto di appoggi del ceto medio, poi allontanatosi per via dei problemi giudiziari del ricco uomo d’affari. Il popolo, invece, è a lungo rimasto a suo fianco. Le sue roccaforti sono tra le campagne del nord e del nord est. Mentre le elite di Bangkok sono con il re. Il suo movimento è visto come un avversario del regime delle aristocrazie, sia però come un movimento violento che ha nelle sue mire l’interesse di acquisire maggior potere per il popolo e la borghesia. 

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