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ROMA – Masha, Nadia e Katia sono tre attiviste russe del collettivo “Pussy Riot”. Hanno deciso che la vita “casa e chiesa” non deve necessariamente essere la massima ambizione possibile di chiunque, che le donne hanno una dignità con cui fare i conti, che rimanere in silenzio di fronte alla deriva conservatrice durante l’ ennesima presidenza Putin rappresenterebbe una piccola morte.

L’arte a loro avviso non deve rispecchiare il mondo, deve plasmarlo. La musica punk-rock è la loro arma pacifica, il veicolo di diffusione della protesta. Il loro stile è incisivo, tagliante, provocatorio nei confronti del conformismo imperante.  Il 21 Febbraio 2012 hanno messo in scena una performance all’interno della cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca. La “preghiera punk” che iniziano a recitare, prima di essere allontanate dalle guardie, è una invocazione a Maria affinché “mandi via Putin”. La goccia ha fatto traboccare il vaso. Evidentemente, secondo l’ establishment russo, hanno superato il limite che separa una protesta folkloristica e innocua da un atto oltraggioso e ribelle su cui è necessario intervenire tramite la repressione. La condanna è severa: 2 anni di reclusione da scontare in una colonia penale. La solidarietà internazionale alle tre ragazze è stata pressoché unanime. L’ opinione pubblica russa si è invece divisa fra chi ha ritenuto giusta la condanna per un atto blasfemo ed offensivo nei confronti dei credenti ortodossi e chi ha preso le difese delle tre attiviste, arrivando a protestare attivamente contro una sentenza “pilotata” ed esemplare che ha l’ unico scopo di preservare lo status quo. Un documentario non può essere neutro e nemmeno l’articolo che stiamo scrivendo. Nella semplice selezione di cosa dire e di come dirlo si fanno inevitabilmente delle scelte e si adotta un punto di vista. Noi vorremmo essere ulteriormente chiari: non siamo affatto distaccati ed imparziali. Parteggiamo per le tre ragazze, per i valori di cui si sono fatte coraggiosamente portavoce, per gli ideali di liberta in cui credono e in cui crediamo. A prescindere dal giudizio sul buon gusto e l’efficacia di alcuni tipi di protesta la loro voce deve essere raccolta e amplificata perché la storia ci insegna che le conquiste sociali e civili sono sempre fragili e provvisorie. Sono fiammelle che vanno continuamente alimentate. Vedere questo documentario è utile per informarsi, formarsi e riflettere. Riflettere ad esempio sul fatto che il conformismo ci riguarda continuamente, da vicino. Un esempio banale? I sottotitoli italiani sono parzialmente censurati. Asterischi al posto di parole per un documentario in cui si parla di libertà di espressione. Ecco, questa sì che è una oscenità, un atto che offende il senso estetico, il buon gusto e… l’intelligenza.

 

REGIA: Mike Lerner, Maxim Pozdorovkin

MONTAGGIO: Esteban Uyarra

PRODUZIONE: Russia, UK                                                                                                                                                         

GENERE: Documentario

DURATA: 90 minuti                                                                                                                                                                                            

USCITA NELLA SALE: 12 dicembre

 

Pussy Riot    – Trailer

 

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