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Alitalia tutto spot e niente piani industriali

ROMA – Fa davvero riflettere la strategia Alitalia che, ancora in cerca di un partner straniero per risolvere i tanti problemi economici, tenta di rifarsi un’immagine a colpi di spot pubblicitari. L’ex compagnia di bandiera, infatti, ha lanciato nei giorni scorsi tre video pubblicità ad hoc, durante le quali tenta di mettere in evidenza le caratteristiche positive del vettore.

Eccellenza di servizio,  flotta tra le più giovani al mondo, affidabilità e sicurezza e chi più ne ha più ne metta. Insomma, una salsa concentrata di buoni propositi condita da un’azienda di settore con tanto di direzione creativa, in cui l’osservatore deve percepire che il meglio per viaggiare si trova solo in questa azienda, tutta italiana, anche perchè dall’estero al momento hanno tutti risposto “picche”.

Viene tuttavia spontaneo chiedersi che fine abbiano fatto gli accordi del 2008, siglati tra le parti sociali nell’autorevole sede di Palazzo Chigi, luogo in cui le promesse si sono volatilizzate nonostante l’agognata salvezza dell’italianità e soprattutto dei dipendenti. Posti di lavoro dei quali oggi non troviamo più nessuna traccia. Che si tratti sempre del famoso piano “Fenice”, non è dato a sapere. Ma se così fosse sarebbe interessante conoscere il costo di queste pubblicità che vanno in onda sulle reti Rai. Di sicuro, almeno per una questione di onestà,  bisognerebbe spiegare a tutte quelle persone in cassa integrazione o passate in mobilità che si troveranno a 45 o 50 anni senza lavoro, le ragioni per cui era necessario spendere soldi per una pubblicità. Non sarebbe più serio pensare ad un piano industriare credibile che possa, nel giro di qualche anno, risollevare le sorti dell’ex compagnia di bandiera, magari creando nuovi posti di lavoro e riportando a casa tutte quelle eccellenze di cui un tempo l’Alitalia si vantava?  Va benissimo ripulire l’immagine, ma bisogna sempre vedere cosa c’è dietro. Non sempre l’abito fa il monaco.

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