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I forconi non mollano, la Fiom alza ‘il muro della crisi’. Una mobilitazione dai mille volti

ROMA – Continua anche oggi la mobilitazione dei forconi contro le politiche del governo. Blocchi stradali, cortei e presidi si sono registrati su tutta la penisola in questo terzo giorno durante il quale  non sono mancati momenti di tensione.

Un tempo erano i contadini ad imbracciare i forconi per rivendicare i loro diritti, oggi, invece,  questa protesta si sta allargando a macchia d’olio inglobando l’esasperazione di chi vive una situazione socio economica giunta al limite dell’esasperazione. La stessa parola “forconi”, coniata dal movimento siciliano,  tuttavia non accontenta tutti. Molti manifestanti, infatti, si identificano come cittadini senza etichette e senza bandiere.  Insomma la presenza di una moltitudine di persone, spesso provenienti da settori diversi della società civile è la prova emblematica che questa protesta raccoglie un po’ ovunque:  si va dai lavoratori dipendenti ai piccoli e medi imprenditori, dagli studenti ai liberi professionisti, dai cassaintegrati ai disoccupati. Tutti  soffocati da questa crisi che non lascia più scampo. Qualcuno tenta  di strumentalizzare il movimento o di farlo apparire sotto una bandiera politica, tuttavia le rivendicazioni di queste vertenze sono spesso dettate dal far west della globalizzazione che rischia di implodere su se stessa e che, probabilmente avrebbe solo bisogno di regole ferree uguali per tutti.

Da qui i manifestanti chiedono anche la rivendicazione monetaria e dei popoli, come scrivono nei loro volantini, in cui reclamano un referendum per lasciare l’ultima decisione ai cittadini. Insomma, fermare l’Italia per ricominciare  è l’obiettivo di questo movimento dalle mille sfaccettature. Basta entrare nelle pagine Facebook dei forconi per capire quali acque agitano il mare della protesta.

C’è  chi battaglia contro Equitalia, le Banche e le finanziarie che grazie alla crisi sono riuscite a dissanguare il lavoro creato in anni e anni di sudore, come si legge in un post. 

Su un post compare un pensiero forse un po’ azzardato, ma che riesce bene a far capire la misura della rabbia contro un potere politico che in questi anni non è stato capace di raccogliere i malesseri dei cittadini: “Qui siamo tutti nella stessa barca chi non lo è adesso potrebbe esserlo domani, io compresa, dobbiamo impedire che cio’ accada, uniamoci tutti, questi devono andare via!!!!”  Intanto Mariano Ferro, leader dei Forconi siciliani lancia un messaggio su Facebook «Attenzione. Non è ancora il momento di andare a Roma!! Bisogna aspettare qualche giorno ancora! Facciamo bollire l’acqua. Pazientate!!!».   Ferro già ieri aveva spiegato che non era il momento, ma che si farà fra qualche giorno, nonne e bambini, arrabbiati come i papà, assicurando che “sarà una manifestazione democratica e pulita”. 

 

La Fiom protesta e alza il muro della crisi

E non è tutto. Davanti al ministero dell’Economia la Fiom si è fatta sentire alzando idealmente un muro di  scatole di cartone, su ognuna delle quali sono state scritte le aziende in crisi con il rispettivo numero degli esuberi. Selex, Electrolux, Indesit solo per citare alcuni grandi aziende che lasceranno a casa migliaia di lavoratori. Saranno due giorni di mobilitazione indetti dai sindacati metalmenccanici durante i quali è prevista la presenza del segretario generale Maurizio Landini.  Domani  partirà da piazza del Popolo, alle 9, il corteo al quale parteciperanno i lavoratori dei territori e dei settori in sciopero da tutta Italia. L’arrivo sarà davanti a Palazzo Chigi dove la Fiom ha chiesto un incontro al premier Enrico Letta nel tentativo di rimettere al centro dell’agenda politica e istituzionale il lavoro e le politiche industriali.

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