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ROMA – Sono un uomo del nord e non me ne vergogno affatto. Vengo da quel Piemonte che ha fatto l’Italia convinto di fare bene. Forse qualcosa di buono l’hanno fatto davvero, oltre 150 anni fa: dare un unico regno a un popolo frantumato da sempre, abituato a piegarsi allo straniero come un facchino d’hotel o un maître a caccia di mance.

Poi, per fortuna, i Savoia delle leggi razziali, quelli che alzarono la sbarra al fascismo senza capire che l’impero era un cappello troppo grande per noi, se ne sono andati fuori dai piedi e fanno capolino ogni tanto in tv o sui giornali con anziani puttanieri e giovani di belle speranze. Gente che anche X Factor avrebbe scartato subito… ma tant’è.

Il Forum di Assisi, nonostante queste mie parole, mi ha fatto però un grande regalo di Natale, un regalo di pace, anche se a leggere le prime righe non si direbbe. Abbiamo conosciuto un uomo coraggioso che ci ha portato un momento di commozione vera. Don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, sacerdote simbolo della Terra dei Fuochi, quella parte del nostro unico paese, con un’unica Costituzione, un unico Governo e tante polizie così diverse, designato da una parte del nord industriale a pattumiera di rifiuti velenosi. Un’architettura di patti mortali tra industria cialtrona e camorristi senza onore, senza dignità e probabilmente anche senza figli, ne’ nipoti. Così nasce la Terra dei fumi mortali e dell’agricoltura intossicata, il posto su cui – hai ragione don Maurizio – ancora gente del nord ha detto che troppe morti fuori dalle medie d’età, decessi di persone cosi’ giovani, erano il risultato di troppo fumo di sigaretta e cibi grassi. Hai fatto bene a ricordarci don Maurizio, mentre tutti ci alzavamo in piedi con gli occhi lucidi come i tuoi, che tra le vittime di questa mattanza silenziosa ci sono bimbi di due, tre e quattro anni. Chissà quante sigarette fumavano ogni giorno. Sui bidoni di veleni dissotterrati, di cui ci hai raccontato, quelli con su la scritta “Milano” non posso dirti nulla don Patriciello, forse ce n’erano anche altri con su scritto Torino, non lo so. Sono un italiano da sempre contrario alle scemenze leghiste, affatto disposto ad accettare di vivere, e far vivere i miei figli, in una nazione con l’handicap di velocità diverse. Però ti chiedo scusa per aver visto tardi quello che qualche delinquente in giacca e cravatta delle mie latitudini e qualche suo collega delinquente, magari più “casual”, delle tue latitudini hanno fatto: un disastro per il quale ci vorrebbe un altro prefetto Mori… e forse anche questa volta Roma lo fermerebbe. Scusa don Maurizio, noi ex ragazzi del nord, privilegiati ma anche perbene, noi con le maglie a rombi e con lo scollo a “v” davvero non sapevamo, negli anni ’70, ’80, ’90 cosa stavano combinando alla tua terra. Avremmo fatto di tutto per dirlo, raccontarlo. Vogliamo che anche questa periferia resti illuminata da buona informazione e non solo da fuochi di rabbia. Non siamo come quelli che, nei giorni scorsi, mentre preparavamo questo Forum di Assisi dal titolo “Nessuno Escluso”, mi chiedevano (un po’ snob) a “quale target” era riservato.Nessuno escluso, cari miei, vale anche per le responsabilità.

 

 

 

 

 

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