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Salvaroma e Milleproroghe, un incrocio ad alto rischio

Un venerdì al cardiopalma per gli assestamenti di bilancio predisposti dal Governo Letta

 

ROMA – Dal salva-Roma agli affitti d’oro dei palazzi della politica, il Goverbo Letta è dunque alla prova del cosiddetto Decreto Milleproroghe, quello che andrà a sostituire, dopo gli avvertimenti e soprattutto le richieste di Napolitano l’altro Decreto, il Salvaroma, che nelle intenzioni, doveva salvare le asfittiche finanze della Capitale. Il Consiglio dei ministri è già stato fissato per le 10.30 di venerdì 27  e sarà chiamato ad approvare il provvedimento, che, nella sostanza, dopo la cancellazione del Decreto Salvaroma, conterrà tutti quei commi, che consentiranno, alle finanze capitoline di respirare. Il ministro per il rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, ha già fatto sapere che, nelle intenzioni del Governo ci sono sono solo “le sole situazioni indifferibili, a cominciare dalle norme sulla base delle quali il Comune di Roma ha approvato il proprio bilancio”. Nello stesso decreto proroghe “sarà contenuta la correzione, annunciata in Parlamento, alla norma relativa agli affitti di immobili da parte della pubblica amministrazione”. Ma nel provvedimento che sarà esaminato nell’ultimo venerdì dell’anno, ci sono almeno altri quattro provvedimenti di grande rilievo e che sono stati già messi per iscritto all’ordine del giorno. Al primo posto la casa, a seguire gli affitti d’oro, poi, naturalmente le modifiche al Salvaroma, ed infine il divieto di incrocio tra stampa e tv. Per partire la casa.

Esiste il problema della Tasi, e non può essere cancellato. Questa sarà la componente servizi della nuova imposta sugli immobili che dal 2014 sostituirà l’Imu (la Iuc). Alla fine la legge di Stabilità non ha modificato l’impianto del governo (a tre gambe: Tasi, Tari e Imu sulle seconde abitazioni). Ma i Comuni nei giorni scorsi hanno minacciato il governo di rottura nei rapporti istituzionali se non provvederà ad alzare il tetto alle aliquote (portando a 3,5 per mille quello sulla prima casa e all’11,6 per mille l’altro sulle seconde). E se non vi saranno nuove risorse (oltre i 500 milioni già stanziati) per consentire detrazioni per le prime abitazioni simili a quelle concesse con la vecchia imposta. Il ministro Delrio – come racconta puntualmente la Repubblica-ha promesso che si arriverà ad una dote complessiva di 1,3 miliardi. Poi c’è il problema della mini-imu(coda velenosa dell’Imu 2013). Va pagata entro il 24 gennaio prossimo ed è pari al 40 per cento della differenza tra l’aliquota fissata dal sindaco e quella base (in più di un quarto dei Comuni italiani, di cui oltre cinquanta città capoluogo, nel 2013 è stata decisa un’aliquota più alta). Sarà possibile detrarla già dalla prima rata della Tasi? Oppure decideranno i sindaci? Infine, la questione del blocco degli sfratti, da prorogare per le famiglie più deboli e in difficoltà. L’altro punto dolente riguarda gli affitti d’oro, pagati dallo Stato e dalle sue istituzioni, nonostante un patrimonio immobiliare prestigioso, ampio e spesso inutilizzato o male impiegato. La questione è stata sollevata in particolare dal Movimento Cinquestelle che ha spinto alla fine anche il Pd a votare un emendamento utile a rescindere in tempi molto rapidi questi onerosi contratti d’affitto. Per poi accorgersi dell’esistenza di un altro codicillo, inserito però nella legge di Stabilità, che di fatto lo “neutralizzava”. Alla fine il Salva-Roma, come detto, è saltato del tutto, per l’intervento di Napolitano. E dunque ora la partita  –  che non può essere più ignorata, visto il pressing degli ultimi giorni e la minaccia di ostruzionismo parlamentare del M5S  –  passa al Milleproroghe.  Infine, le altre due questioni calde. Da una parte le norme per “salvare” Roma dal default, motivo originario del decreto Salva-Roma, poi trasformato in un omnibus buono per saziare tutte le clientele. Il sindaco Marino le attende con impazienza (si tratta di “spostare” 400 milioni di debito sulla gestione commissariale). Dall’altra parte, la proroga del divieto antitrust per chi possiede reti televisive di acquistare anche quote di giornali. A mezzanotte del 31 dicembre scade. E tra un brindisi e un altro, l’Italia dalle mille anomalie, potrebbe ritrovarsi con un nuovo tycoon. Senza averne però granché bisogno.

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