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Giornalismo. Le prime due vittime del 2014, in Iraq e in Pakistan

Almeno dodici i reporter attualmente rapiti in Siria

ROMA – Il nuovo anno è appena iniziato e già si contano le prime vittime fra i reporter. Sono due e sono avvenute proprio nel primo giorno del 2014, in Iraq e in Pakistan. Un giornalista del canale televisivo del Kashmir (Tak news), Shah Odhor, è stato ucciso durante gli scontri con l’esercito indiano. Un giovane cameraman della Tv Al-Anbar, Omar Rassim Al-Kaisi di 24 anni, è morto in un attentato suicida a Ramadi durante un funerale sciita. Si tratta del 291.esimo reporter morto dall’inizio di questa guerra infinita, 16 soltanto l’anno scorso. Le violenze, sia a Ramadi che a Falluja, sono riprese in maniera pesante. Hanno già provocato 80 vittime in tre giorni, fra cui molti civili. L’esercito regolare irakeno sta combattendo duramente contro l’Isis (Stato Islamico in Iraq e nel Levante” molto attivo anche in Siria e responsabile di gran parte dei rapimenti di giornalisti.

Secondo l’informatissimo Pec (Press Emblem Campaign) sarebbero almeno 12 i reporter attualmente sequestrati (o scomparsi) in Siria. Oltre agli spagnoli Janer Espinosa Robles (del Mundo) e Ricardo Garcia Vilanova (fotografo freelance) rapiti a Raqqa il 16 settembre, ci sono – com’è noto – quattro francesi: Didier Francois, inviato di radio Europe 1, ed Eduard Elias, reporter free lance, fermati il 6 giugno a un posto di blocco sulla strada per Aleppo e di Nicolas Henin e Pierre Torres, giornalista e fotografo indipendenti rapiti il 22 giugno a Raqqa. Quest’ultima è proprio la località in cui il 29 luglio si sono perse le tracce di padre Dall’Oglio. Ma ora il Pec denuncia anche la scomparsa dal 23 novembre di due giornalisti svedesi: Magnus Falkehed (free lance)  e del fotografo Niclas Hammarstroem (agenzia Kontinental). Si sono inoltre perse le tracce dal 15 ottobre di una troupe di Sky news formata dalla giornalista Ishak Moctar e del cameraman Samir Kassab. Si sa anche di un fotografo polacco, Marcin Suder che però è riuscito a liberarsi e a fuggire.

Proprio per fermare questo attacco alla libera informazione, l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha deciso di dedicare il 2 novembre di ogni anno una giornata di celebrazioni a favore di tutti i reporter uccisi, minacciati, sequestrati e incarcerati. Sono infatti numerosi (211) i giornalisti prigionieri.

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