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Anno giudiziario. Santacroce chiede l’indulto come rimedio straordinario

ROMA – Il presidente della Corte di Cassazione Giorgio Santacroce, nella relazione d’apertura dell’anno giudiziario ha affrontato temi importanti. Innanzitutto afferma: “In attesa di riforme di sistema dovrebbe adottarsi un rimedio straordinario che consenta di ridurre con immediatezza il numero dei detenuti.

Per ottenere questo risultato non c’e’ altra via che l’indulto, che non libera chi merita di essere liberato – spiega Santacroce – ma scarcera chi non merita di stare in carcere ed essere trattato in modo inumano e degradante, reagendo temporaneamente ed efficacemente al problema del sovraffollamento”. E’ questa secondo lui, l’unica soluzione a un problema evidente che, tra gli altri, pesa sulle spalle del nostro Paese: le carceri italiane sono più affollate oggi che prima dell’indulto del 2006 e registrano indici superiori a quelli delle altre democrazzie europee. 

Appoggia inoltre, le proposte delle Commissioni istituite presso il ministero della Giustizia per snellire il processo civile e smaltire l’arretrato e, sul versante penale, le iniziative volte “a restringere l’area delle sanzioni detentive e a contenere il ricorso alla custodia cautelare”.
Parlando di diritti umani, sul quale fronte in Italia ci sono “gravi inadempimenti degli obblighi assunti” in sede europea,  afferma: “Non può esserci una efficiente ‘Europa dei mercati’, se ad essa non si accompagna una forte ‘Europa dei diritti'”.
C’è poi, la necessità di una nuova disciplina della prescrizione, “che va considerata la riforma delle riforme, cui veniamo ripetutamente sollecitati da organismi internazionali (come dall’ultimo, recente, rapporto OCSE del maggio 2013), i quali deplorano l’alta percentuale di delitti di corruzione che vengono dichiarati estinti per tale causa”.
Il presidente della Corte di Cassazione si sofferma poi sui rapporti tra magistratura e politica, stato di tensione che non accenna a spegnersi e il quale “risvolto più doloroso è una delegittimazione gratuita e faziosa, che ha provocato, goccia dopo goccia, una progressiva sfiducia nell’operato dei giudici e nel controllo di legalità che a essi è demandato”.
Invita a riflettere sul malfunzionamento del Csm (Consiglio superiore della magistratura) e dell’Anm (Associazione nazionale magistrati), a cercare di comprendere cosa non abbia funzionato e cosa continua a non funzionare nell’esercizio del potere diffuso, nel sistema di autogoverno e nell’associazionismo giudiziario. Lancia perciò, un appello ai magistrati che devono dare “credibilità” al loro operato “senza alimentare diffidenze, pessimismi, sospetti. Devono sentirsi sempre meno potere e sempre più servizio come vuole la Costituzione, abbandonare inammissibili protagonismi e comportamenti improntati a scarso equilibrio”.
Altro punto che tocca la relazione di Santacroce riguarda gli effetti della crisi economica sui processi. La crisi, infatti, secodo lui: “ha generato un forte incremento dei procedimenti esecutivi (anche mobiliari), dei fallimenti, delle procedure di concordato preventivo, delle modifiche delle condizioni patrimoniali nelle separazioni personali dei coniugi, dei decreti ingiuntivi e dei licenziamenti con il ‘rito Fornero'”. Quanto alle cifre, si è verificato un aumento dei furti in appartamento, mentre sono diminuiti gli omicidi, che registrano il più basso tasso di frequenza nella storia d’Italia degli ultimi 150 anni. Per quanto riguarda invece la giustizia penale, il settore “non presenta un quadro di criticità accentuato rispetto a quello degli anni scorsi, anche se non si registrano significativi miglioramenti nella durata dei procedimenti”.


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