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La cassa integrazione non è per tutti

ROMA – Figli e figliastri verrebbe da dire. I lavoratori dipendenti non sono tutti uguali e non lo sono specialmente quando si parla di garanzie e tutele. La Cassa Integrazione in deroga, strumento molto usato in questo periodo storico per fronteggiare chiusure e ridimensionamenti di aziende in crisi, è in questi giorni oggetto di dibattito.

Andiamo per gradi. Lo strumento è noto ai più ma pochi sanno che la Cassa Integrazione in deroga non prevede un eguale possibilità di accesso. La denuncia arriva direttamente dal Presidente di Confprofessioni (Confederazione italiana libere professioni) Gaetano Stella, che ieri ha tenuto una conferenza stampa-protesta vicino Montecitorio per attirare l’attenzione su un problema che interessa anche i nostri lettori. 
Il tema dell’incontro era “Ammortizzatori sociali in deroga, stop alle discriminazioni”. Si perché lo schema di decreto ministeriale in materia di ammortizzatori sociali in deroga non ammette l’accesso a questo istituto per i collaboratori degli studi professionali. Categorie professionali come quelli di avvocati, commercialisti, medici, dentisti, architetti, ingegneri vengono quindi tagliate fuori. È per questa ragione che ieri si sono ritrovati i rappresentati di Confprofessioni insieme alle rappresentanze sindacali di collaboratori e dipendenti. L’obiettivo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e il Governo sulle problematiche occupazionali nel settore delle libere professioni.
Il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella, che ha presieduto la conferenza stampa nei giorni scorsi aveva dichiarato: “Abbiamo vinto una battaglia, ma la guerra non è ancora finita”. Nelle scorse settimane infatti le Commissioni Lavoro di Camera e Senato hanno dato parere favorevole alla riammissione degli studi professionali tra i beneficiari della Cassa integrazione in deroga.
“Si tratta – ha continuato Stella – prima di tutto di una battaglia di civiltà per combattere assurde discriminazioni che colpiscono i liberi professionisti e per salvaguardare i livelli occupazionali di un settore economico che sta attraversando una durissima crisi”.
Speriamo che il governo sia sensibile ed accolga le richieste della confederazione, richieste che, dando uno sguardo ai dati istat 2013 ha inciso, sul monte ore totali, poco più dell’uno per cento. 

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