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Maltempo. E’ ancora massima allerta. A Roma scoppiano le polemiche

ROMA – Scene di panico, città sotto assedio come in un conflitto a fuoco, uomini che trascinano canotti a remi, donne urlanti e bambini sulle spalle dei padri.  Le intense piogge che si sono riversate sulla capitale e sul capoluogo toscano non hanno risparmiato nulla e nessuno.

Bombe d’acqua, così sono state ribattezzate dai vari media e televisioni. Sorvegliati numero uno sono il Tevere e l’Arno. Il primo non sembra destare preoccupazioni perché, passata la notte in cui protezione civile e vigili de fuoco temevano il peggio, la situazione si è andata stabilizzando e la fatidica quota 14 metri (per il Tevere) sembra, per fortuna, non essere troppo vicina.

Anche in terra toscana la situazione sembra essere sotto controllo ma il pensiero corre a quel lontano 4 novembre 1966, giorno in cui il fiume fiorentino straripò causando danni immani alla città e all’intero bacino.

Numerose famiglie sono state sgombrate nelle vicinanze di Roma, tra Monterotondo e Riano, ed in prossimità di quelle zone cittadine dove invece il Tevere ha straripato. Fra Ponte Milvio e viale Marconi il fiume ha superato gli argini e nel corso della notte le autorità sono state costrette ad aprire la diga di Corbara. Situazione non meno complessa nella provincia di Viterbo e nel frusinate.

La Regione Lazio ha già chiesto lo stato di calamità ma le polemiche non si placano. Il bollettino meteo è arrivato in ritardo e non prevedeva ciò che poi è effettivamente successo. “Criticità ordinaria e piogge diffuse” recitava, la realtà è stata ben diversa. A farne le spese intere famiglie in quartieri non nuovi ad esperienze di questo genere. Ad Ostia si è registrato un vero e proprio allagamento di intere zone e all’Infernetto (nelle vicinanze di Ostia Antica) l’acqua ha raggiunto il primo piano delle abitazioni. Scene di disperazione e sconcerto sono state registrate dove l’acqua ha fatto i maggiori danni. “Il colpevole c’è” continuano a sostenere i cittadini che hanno visto le proprie abitazioni invase da acqua e fango. Non si può risolvere il problema additando la colpa su una copiosa precipitazione sfortunata. “Il problema è differente” – ci dice un passante con la casa salva solo perché al terzo piano – “in buona parte della zona le case sono state costruite sotto il livello del mare”. Inoltre aggiungiamo che l’abusivismo ha fatto il suo e l’opera di sistemazione dei canali circostanti ha peggiorato invece di preservare. In rete non mancano le polemiche su soccorsi e ritardi delle squadre di intervento. Se ai tempi della nevicata dello scorso inverno il precedente sindaco (Alemanno) aveva guadagnato l’appellativo di Aledanno, questa volta il primo cittadino di centro sinistra diventa da Marino, Sottomarino.

A far sentire la sua voce è stato nelle ore scorse anche il pontefice Francesco che, per sincerarsi delle condizioni alla Giustiniana (borgata alle porte di Roma), non ha fatto mancare una telefonata al parroco di zona Don Dario Criscuoli.

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