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Arte. L’astrattismo di Attilio Taverna. Forma, luce, quanti

ROMA – La ricerca nell’ambito dell’Astrattismo che da oltre trent’anni impegna l’artista bassanese Attilio Taverna (classe 1945) è incentrata sulla possibilità di utilizzare le regole della meccanica e della fisica quantistica per sviluppare e ricostruire sulla tela una forma basata sui percorsi della luce nello spazio-tempo. 

Dopo aver conseguito il diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nei primi anni ’70 del Novecento segue dapprima moduli di derivazione aniconica e, successivamente, indirizza la sua ricerca verso la definizione di linguaggi di impronta costruttivista, percettivista e minimalista sviluppando parallelamente un’attività teorica esplicitata alla fine degli anni ‘80, dopo un lungo soggiorno a Parigi e negli USA, nello studio “Ricognizione per un’ipotesi di forma”.

La mostra allestita con il titolo “Attilio Taverna. Forma, luce, quanti”, presso la Galleria Cavour di Padova, in Piazza Cavour 25, composta da quaranta grandi dipinti e venticinque disegni  consente  di indagare esaustivamente sugli esiti della sua ricerca speculativa sulle problematiche della percettività del colore della luce e la sua oggettivazione. 

La ripetizione “regolare” del segno sulla superficie della tela, è da Taverna integrata da una varia scelta cromatica attenta ai rapporti tonali che, grazie alla riduzione del colore alla sua forma espressiva più incisiva, gli consente di evocare una visione di una possibile “realtà”, svincolata dalla rappresentazione di forme “note”, rigorosa, coerente, capace di definire ritmi plastici e spazi profondi che sottolineano la relazione fra spazio e energia.

Le sue opere, di straordinario impatto visivo, è scritto nella presentazione della mostra, “insistono, di volta in volta, sulla rottura di simmetria, sulle germinazioni in termini coloristici e luministici delle figure geometriche semplici, sulla trasparenza percettiva, e ancora sulla complessità e sul caos, inteso come creazione infinitamente mutevole di forme, sulla visualizzazione di algoritmi, sulla luminosità aperiodica… Sono immagini dei processi che avvengono nel mondo dell’infinitamente piccolo e che l’occhio naturalmente non vede, ma che trovano definizione nelle leggi scientifiche e che mostrano come si produca l’insorgenza di una forma, di un fenomeno, a cominciare dall’evento per eccellenza della luce. Gli effetti sono sorprendenti, spiazzanti, mettono in discussione i nostri canoni visivi, sollecitano nuove categorie estetico-interpretative”. 

Con la pittura – ha affermato l’Assessore alla Cultura del Comune di Padova Andrea Colasio –  “Attilio Taverna arriva a visualizzare la struttura originaria della materia qual è definita dalla fisica dei quanti e alcuni degli infiniti modi in cui si produce la realtà fenomenica”.

Nel corso dell’esposizione, il 14 febbraio si è svolta nella Galleria una conversazione con l’artista sul tema “Arte e Scienza. Il pensiero estetico e scientifico nella pittura di Attilio Taverna: un nuovo fronte di ricerca per l’arte contemporanea” con la partecipazione di Umberto Curi, Marta Dalla Vecchia, Osvaldo Da Pos, Ernesto L. Francalanci, Gian Paolo Prandstraller e Antonio Saggion.

La mostra, allestita dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova nell’ambito del Format “Universi Diversi” a cura di Gian Paolo Prandstraller e Maria Luisa Biancotto e diretta da Mirella Cisotto Nalon, resta aperta fino al 9 marzo con orario, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. (nella foto, Attilio Taverna: “Vestigia Rationis”, 2006, smalti oleosi su tela cm. 200×200).

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