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Grazie, Don Luigi

ROMA – Due uomini, uno indossa il talare bianco,l’altro maglione blu e pantaloni scuri. Si abbracciano,poi si  prendono per mano. Ascoltano per quaranta minuti la lettura dei nomi di novecento vittime innocenti della mafia, l’uno, Papa Francesco, la guida spirituale dei cattolici di tutto il mondo che sempre più cerca il rapporto diretto,nelle strade, nelle piazze con le comunità da lui “ amministrate”, l’altro, don Luigi Ciotti, da anni impegnato con Libera a difendere, tutelare gli ultimi, i deboli, a lottare per i diritti dei cittadini, contro la corruzione,la criminalità organizzata.

Siamo nella chiesa di San Gregorio V II ,a Roma, nella ricorrenza della XIX Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tante, tante persone ammazzate   da mani assassine. E’ una giornata storica non solo per il nostro Paese,ma per il mondo intero.Il coronamento di un sogno di don  Ciotti, spesso attaccato,indicato come un prete che fa politica, un “comunista”, una sorta di extraparlamentare .Si  commuove,  il prete di strada , dei poveri e degli oppressi,  dona al Vescovo di Roma la stola di don Diana,il parroco ucciso dalla camorra di cui ricorre il ventesimo anniversario. Anche Francesco è commosso, è lui che ringrazia don Luigi che aveva parlato di “ eccessi di prudenza  e sottovalutazione  del fenomeno mafioso”da parte della chiesa Intima ai  corrotti, anzi implora ,”per favore cambiate vita,convertitevi, fermatevi di fare il male, siete ancora in tempo, altrimenti vi attende l’inferno”., Ora,subito, non nell’aldilà. 

Una boccata di aria fresca, c’è ancora chi non si rassegna e scende in piazza

E’la,prima volta che un Pontefice e un prete scendono in politica insieme. Sì politica,nel senso vero del termine,buona politica che richiama credenti e non credenti, donne e uomini,giovani e anziani,  chi ha responsabilità istituzionali a combattere un grande male,la corruzione,le mafie, che dettano legge, impediscono lo sviluppo economico e sociale, uccidono..In particolare un fenomeno che aggredisce il nostro Paese. “Bisogna saldare la “ terra con il Cielo,il Vangelo con la Costituzione”, dirà il giorno dopo Don Ciotti aprendo la marcia dei centomila.. a Latina. Sono arrivati da tutti Italia , giovani e giovanissimi, in particolare raccogliendo l’appello di Libera e del suo presidente. Una boccata di aria fresca, un segno che pur in un paese confuso, contraddittorio,stremato anche,disperato, con tanta rabbia in corpo, c’è chi ha tanta voglia di lottare, di battersi,: Ci vuole qualcuno che chiami a raccolta,se così si può dire, che indichi una strada da percorrere,insieme,nel nome della solidarietà, dell’uguaglianza, della fratellanza.Fratellanza, appunto,come Don Luigi aveva detto qualche giorno prima intervenendo al Congresso della Cgil di Roma e del Lazio,un ambiente che sente come suo e che ha risposto all’ appello  

La ripresa economica,il lavoro, passano per la lotta contro la corruzione

“ Diamoci una mossa-aveva detto-perché la ripresa economica,il lavoro, passano per la lotta alla corruzione,a mafia, camorra.  Sono 9 milioni gli italiani che vivono in povertà relativa,cinque milioni in povertà assoluta, sette milioni hanno disagi lavorativi. Da questi bisogna   partire ed ha invitato governo e forze politiche a completare il quadro delle leggi anticorruzione,ancora non si conoscono le verità sulle stragi, Muoviamoci tutti,dice Don Luigi, c’è tanto da fare” Giornate storiche, centomila in piazza non solo per onorare la memoria dei caduti per mani di mafia,per combattere la corruzione che dilaga,entra in ogni piega del nostro paese, ma per guardare al futuro.

 I media preferiscono retroscema,interviste fasulle e i berci di Rienzi

Per i media sono notizie di normale cronaca. Repubblica pubblica uno striminzito articolo , in basso a pagina 17. I media danno la prevalenza ai retroscena,le interviste di Berlusconi, e risse per le candidature alle elezioni europee, Renzi che bercia ( toscanismo ndr) contro quella che definisce la “strana coppia”, Squinzi-Camusso, Confindustria e Cgil. Colpevoli di voler dire la loro, di far sentire la voce di chi rappresenta certo due mondi diversi, di cittadini non di sudditi. Come quei centomila che ci hanno fatto respirare, quei due “preti di strada” che hannomandato un messaggio al mondo. Anche all’Italia e al premier Renzi,volente o nolente.

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