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Libia, rapito l’ingegnere Salviato. Ora gli italiani sequestrati sono tre. Non dimentichiamo padre Dall’Oglio e Lo Porto

ROMA – Ancora un italiano rapito, ancora in Libia e ancora a Tobruk. L’ultima vittima è Gianluca Salviato, 48 anni, origini veneziani. Lavora per una ditta di costruzioni, la ‘Enrico Ravanelli’ di Venzone (Udine), già costretta a fuggire per la sicurezza e poi tornata per la ricostruzione degli impianti idrici e fognari della zona. 

Salviato è diabetico e nell’auto sono state ritrovate le sue medicine e la sua insulina: la Farnesina ha diffuso un appello anche attraverso i media locali.  La Cirenaica, com’è noto, è la regione da cui partì nel 2011 la rivolta contro Gheddafi e da allora è rimasta la più turbolenta del Paese, in balia delle bande armate. Nella stessa zona a gennaio  erano stati rapiti altri due italiani, Francesco Scalise e Luciano Gallo, rilasciati un mese dopo.  Conosco bene la zona, è sulla strada che porta dalla Libia in Egitto ed è quella che chiunque deve percorrere per andare a Bengasi. Proprio la vicinanza con il confine egiziano costò alle truppe italiane una sconfitta storica durante la seconda guerra mondiale. Dopo il nuovo sequestro sono costretto a ribadire la pericolosità di quella zona, spesso sottovalutata. Il territorio è considerato notoriamente il quartier generale della frangia libica di al Qaeda, già responsabile di numerose morti tra politici e poliziotti. Almeno cinque, compresi i seguaci del raìs e i responsabili della rivolta, proprio per dimostrare la loro forza “autonoma”, contro tutto e tutti. La scelta di Derna, praticamente alla periferia di Tobruk, non è casuale visto che è la città d’origine di Abu Sufian bin Qumu che dopo un periodo di prigionia a Guantanamo sembra che abbia fatto addirittura l’autista di bin Laden. Tornato a casa, ha prima guidato la rivolta e poi sterminato gli alleati contro Gheddafi sempre in nome della “sharia”. Il gruppo fa parte della cellula di Ansar al Sharia responsabile anche dell’attacco alla sede diplomatica americana a Bengasi e della morte dell’ambasciatore Chris Stevens. Non è del resto un mistero, visto che addirittura sul web i qaedisti hanno pubblicato filmati e proclami, proprio dedicati alla popolazione di Derna. Una cittadina che ricorre anche in documenti trovati in Iraq: da lì sono partiti addirittura 53 kamikaze, un numero incredibile se rapportato a soli 80 mila abitanti. Sicuramente meraviglia che industrie italiane operino ancora in un territorio assolutamente privo di sicurezza.

Gli italiani sequestrati sono ora di nuovo saliti a tre. Non dimentichiamo gli altri due: padre Dall’Oglio, abuna Paolo, rapito in Siria il 29 luglio dell’anno scorso, quindi ormai da sette mesi e mezzo. L’altro è il volontario siciliano Giovanni Lo Porto, rapito in Pakistan il 19 luglio del 2012, quindi addirittura da 38 mesi, più di tre anni. L’importante è, appunto, non dimenticarli.

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