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ROMA – Venerdì 6 giugno 2014, una giornata che rimarrà nella storia della Capitale,una giornata da ricordare.  E stata  la prima volta di uno sciopero generale dei dipendenti capitolini che hanno partecipato im nodo massiccio, al di làdi ogni previsione più rosea. Anche se i segnali della piena riuscita c’erano tutti a partire dalla partecipazione alle assemblee.

Mai era accaduto che si concentrassero contemporaneamente tanti elementi di contrasto tra l’amministrazione comunale e i dipendenti che operano nei molti e diversi servizi della capitale. Nessun intervento per i problemi generati dall’accorpamento dei municipi, progetti per i servizi all’infanzia che fanno infuriare insegnanti di scuola materna ed educatrici di asilo nido a cui si chiede di lavorare più ore, non per migliorare il servizio ai cittadini, ma per sostituire le supplenti e per svolgere improprie attività amministrative, operatori della Polizia locale che agiscono su indicazioni estemporanee senza un progetto alle spalle, personale dei municipi a cui si chiede di fare l’orario spezzato per garantire le aperture pomeridiane, lavoratori delle biblioteche lasciati allo sbando in attesa della nomina di Presidente e Consiglio d’Amministrazione da più di un anno e così via. A tutto questo si aggiunge l’ipotesi del taglio del salario e i carichi di lavoro che aumentano perché non si assume per sostituire chi va in pensione. La beffa è poi vedere che per il resto tutto continua come se nulla fosse: collaborazioni, consulenze e affidamenti esterni, incarichi politici super pagati. Questo concentrato di eventi ha generato una miscela esplosiva che ha già dato un segnale inequivocabile il 6 maggio, quando migliaia di dipendenti capitolini hanno invaso piazza del Campidoglio per una assemblea che è diventata la manifestazione simbolo della rivendicazione per la dignità e la salvaguardia economica dei lavoratori di Roma Capitale.   La piena riuscita dello sciopero e della manifestazione dovrebbero  far riflettere bene chi amministra la Capitale.  E’ stata  una giornata decisiva per il braccio di ferro che sindacati ed amministrazione hanno ingaggiato da quando è arrivata la relazione del MEF sugli sperperi e le illegittimità nelle gestioni dei bilanci degli ultimi anni.

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