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Made in Japan: l’apice dei Deep Purple

Nel 1972 usciva uno degli album live più belli della storia del rock

MILANO – A distanza di 42 anni, rimane uno degli album più amati e ascoltati di sempre. Il disco focalizza l’apice creativo di un gruppo che per molti anni ha rappresentato l’essenza del rock: energia, potenza sonora, immediatezza e notevole padronanza tecnica. “Made in Japan” dei Deep Purple, è un classico del rock. In quella irripetibile tournée in Giappone i cinque componenti hanno dato il meglio delle loro capacità, nonostante le forti tensioni soprattutto tra Ritchie Blackmore e Ian Gillan. Dopo questo disco iniziò una crisi creativa e personale che portò il gruppo allo scioglimento nel 1976 dopo una serie di dischi mediocri. I Deep Purple si riunirono con la storica formazione nel 1983 e tornarono al successo internazionale. Dopo la morte di Jon Lord nel 2012 il gruppo è ancora in attività con una line-up rimaneggiata: Steve Morse alla chitarra e Don Airey alle tastiere.

Torniamo alla genesi di questo storico doppio album live.

Il disco fu registrato durante una tournée in Giappone nell’estate del 1972 e fu pubblicato originariamente come doppio lp. “Made in Japan” è poi stato ristampato come Cd singolo e in seguito, nell’edizione rimasterizzata del 1998, è stato aggiunto un Cd con tre nuove tracce tratte dagli stessi concerti.

L’album è uno dei lavori più famosi della band inglese. Contiene alcune celebri versioni di pezzi che sono divenuti classici del rock come “Smoke on the Water”, “Child in Time” e “Strange Kind of Woman”. I brani sono tratti dagli album di quel periodo, in particolare “Fireball”, “In Rock” e “Machine Head” realizzati dalla formazione dei Deep Purple considerata più classica, la cosiddetta “Mark II”  con Ian Gillan al canto, Ritchie Blackmore alla chitarra solista, Jon Lord alle tastiere, Ian Paice alla batteria e Roger Glover al basso.

Alcuni brani, come la celebre Smoke on the Water, sono più conosciuti nella versione contenuta in questo disco piuttosto che nella loro versione originale in studio. “Made in Japan” è stato uno dei primi album rock registrati dal vivo ad ottenere un successo commerciale importante e ad entrare nelle classifiche di vendita. In particolare il disco, oltretutto doppio, raggiunse la prima posizione in Austria, Germania e Canada, la terza in Australia, la quarta in Olanda, la 6ª posizione delle chart statunitensi Billboard 200 e la settima in Norvegia.

Quando “Made in Japan” uscì nel dicembre del 1972, il livello tecnico delle registrazioni dal vivo e della post-produzione non era ai livelli che sarebbero stati raggiunti negli anni successivi. Dischi di gruppi all’epoca famosi avevano subito aspre critiche perché troppo evidenti erano le manomissioni posticce realizzate in studio e al mixer. Celebre fu il caso di “Live at Leeds” degli Who uscito nel 1970: pur considerato uno dei migliori dischi live mai pubblicati, fu evidente che il sound generale non rispecchiava completamente quello del gruppo nei concerti; i tecnici, in post-produzione, avevano probabilmente calcato troppo la mano. In una intervista degli anni ottanta, il bassista dei Deep Purple Roger Glover definì “Made in Japan il disco più onesto della storia del rock”, perché testimoniava senza trucchi, sovraincisioni, manomissioni in studio, ciò che realmente era la musica dei Deep Purple in concerto, con la loro carica, l’energia che esprimevano, la bravura dei musicisti, ma anche i difetti e le imperfezioni.

Con “Made in Japan” i Deep Purple sfondarono anche negli Stati Uniti, vendendo milioni di copie, e gettarono le basi per i fasti dell’heavy metal del decennio successivo.

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