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Teatro Argentina. “Thèrese e Isabelle”, poesia di una passione saffica. Recensione.

ROMA – E’ in scena in questi giorni al teatro Argentina la rassegna “Altri amori”, scenari di teatro omosessuale.

Rodolfo di Giammarco, che ne è il curatore, spiega: “ Il fronte dell’antiomofobia sta guadagnando visibilità, sta combattendo violenze e pregiudizi, sta lottando per diritti civili, sta a volte registrando lo scandalo di alcuni arretramenti ma per fortuna sta anche conquistando legittimità, integrazioni e sempre nuovi spazi di cultura. Ne è una testimonianza oggettivamente felice il sostegno pubblico che a Roma una manifestazione di teatro legata alla drammaturgia LGBT riceve ormai da ben ventun anni”-

In questa cornice si incastona la piéce  “Therèse e Isabelle” , tratta dal romanzo di Violet Leduc  “Devastazioni”,  con Isabella Ragonese e Roberta la Nave, adattamento e regia di Roberto Malatosti. La Leduc, scrittrice della metà del secolo scorso, sostenuta presso il grande editore Gallimard da Simone de Beauvoir e amata da Cocteau e Genet, all’inizio del suo romanzo scrisse un lungo capitolo, sulla reciproca iniziazione sessuale di due ragazzine in un collegio femminile,  passione erotica che dura lo spazio di pochi giorni, intensi e crudeli. La storia di piacere al femminile della Leduc suscitò lo sgomento dei suoi editori e fu censurata. Fino a quando nel Duemila, Gallimard è tornato sui suoi passi tirando fuori la versione integrale di Thérèse et Isabelle.  Thèrése è il primo nome di battesimo di Violette Leduc, che del suo lavoro affermò: “cerco di tradurre nella maniera più esatta… le sensazioni dell’amore… Spero che questo non sembrerà più scandaloso delle riflessioni di Molly Bloom alla fine di Ulysse…”.

Oggi quello che sorprende nelle due protagoniste femminili, benissimo interpretate dalle Ragonese e La Nave, è l’ assenza di colpa e la libertà di espressione, al passo con i tempi nostri e rivoluzionaria per l’epoca. L’omosessualità femminile in Thèrese e Isabelle non è dramma, né rivendicazione, né sfida.   La passione delle due adolescenti è messa in atto attraverso una scrittura ardita e naturale. Malatosti presenta del romanzo un primo studio in cui l’utrice Thérèse/Violette ricorda la sua parentesi autobiografica.

Su un palcoscenico minimal le due brave attrici mettono in scena la relazione saffica con toni poetici, esaltati, vibranti e identici a qualsiasi altra passione, non importa se etero o omosessuale. Ciò che salta agli occhi è come il sentimento non abbia preferenze sessuali. Come accade nel bellissimo film “La vita di Adèle”, che ha vinto a Cannes la Palma d’oro nel 2013,  la poesia dell’ amore saffico è  come quella di qualsiasi altro amore.

 

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