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Alitalia Etihad, una vicenda da prendere con le pinze. Ora diminuiscono gli esuberi

ROMA – La vicenda Alitalia, come una matassa, si ingarbuglia sempre di più, mentre il  ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi tenta di accelerare la chiusura del tavolo dei negoziati, facendo sapere che gli esuberi si sono addirittura ridotti a 980 rispetto ai 2.251 iniziali. Una novità positiva, anche se alquanto anomala, considerando che le posizioni dettate da Etihad erano inamovibili.

O almeno così sembrava. Lupi, dal canto suo, dice che 250 assistenti di volo avranno un contratto di solidarietà, mentre per gli altri mille si sta cercando una soluzione. Quale, non è data a sapere, ma tutta questa operazione sa di bruciato, altro che grande successo. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti propone lo strumento dei contratti di ricollocamento previsti dalla legge di stabilità. Uno strumento sperimentale per il quale lo Stato avrebbe stanziato 15 milioni di euro e il cui funzionamento non è detto che risolva il problema, specie in questi tempi di crisi economica dove l’incertezza regna sovrana.

Il ministro spiega che questa ipotesi consentirebbe “a chi é in mobilità di fare un accordo con le agenzie del lavoro, in questo caso del Lazio, con il supporto di una unità di missione alla quale partecipano i ministeri interessati, in questo caso del Lavoro e delle Infrastrutture e Trasporti,, la Regione in collaborazione con l’Enac”.

Questo sistema – che altro non è che un contratto di servizio che prevede obblighi per i lavoratori, per l’agenzia e le istituzioni  – a parole sembra facile, ma non dimentichiamo la situazione occupazionale italiana e se vogliamo dirla tutta, consideriamo la marea di esodati proprio di Alitalia che dall’ottobre del 2015 non avranno più nulla per vivere. E parliamo di migliaia di persone che si trovano in questa situazione a causa soprattutto delle promesse mancate  del governo. 

Tra l’altro i corsi alla provincia di Roma per i lavoratori Alitalia in cassa integrazione dal 2008 furono previsti. Eccome. Tre giorni di formazione con un counselor, che per chi non lo sapesse ha il compito di individuare le potenzialità per poter essere ricollocati nel mondo del lavoro, dai quali si sarebbero avviati dei veri e propri corsi di riqualificazione professionale per i quali c’era stato pure uno stanziamento di fondi. Peccato però che di corsi neppure l’ombra e di informazioni a riguardo il silenzio tombale. Oggi  Lupi vuole una risposta e la vuole entro un orario preciso. Non è un ultimatum, dice. Ma allora perché fissare una scadenza su una questione così delicata? 

Stando al ministro c’è l’accordo con le banche da chiudere, c’è Etihad che attende. Vedremo come andrà a finire, ma se la matematica non è un’opinione perché mandare a casa persone qualificate e nel frattempo aprire altre rotte? Il solito cerchio si ripete. Abbattiamo il costo del lavoro  così rendiamo più efficienti e poveri i lavoratori in un momento in cui il potere d’acquisto è crollato. Quando si parla di ripresa, specie nel trasporto aereo, viene davvero da ridere per non piangere.

 

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