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Italia in deflazione dopo 55 anni. Ogni giorno 1.000 persone smettono di lavorare

ROMA – Sale il timore che la nostra economia sprofondi esattamente com’è successo a quella greca. Non sono allarmismi ingiustificati, visto che l’Istat proprio oggi ha comunicato che  dopo 55 anni, l’Italia, oltre ad essere in opina recessione,  ad agosto è tornata ad essere in deflazione.

Una vero salto nel buio e senza paracadute visto che tale situazione non solo si presentava dal lontano 1959, ma in quegli anni non avevamo una disoccupazione record come quella di adesso balzata a luglio al 12,6% e neppure l’inflazione era quella attuale.

L’Istat riporta che gli occupati calano al ritmo di oltre 1.000 al giorno contro i 22 milioni 360 mila, ovvero il totale degli italiani che hanno un lavoro. Eppure sono parecchi anni che viene ripetuto da alcuni economisti che questo modello economico non avrebbe potuto reggere a lungo, l’implosione era alle porte e il crollo sarebbe partito proprio dai paesi più deboli, come l’Italia. 

La deflazione come spiegano gli esperti è una diminuzione del livello generale dei prezzi derivante dalla debolezza della domanda aggregata di beni e servizi in conseguenza di una recessione. Una definizione e, che al di là dei numeri snocciolati,  è la dimostrazione che le politiche, specie degli ultimi 20 anni, sono state ben lungi dal trovare una soluzione alternativa. Il fatto è che la deflazione ha innescato un meccanismo che ci porterà inevitabilmente ad un passo dal baratro, considerando tra l’altro, che il tessuto economico italiano è composto da medie e piccole imprese che si rivolgono prevalentemente al mercato nazionale.

Il calo dei prezzi che continua da anni, da un lato dovrebbe invogliare il consumo, ma dall’altro non fa altro che innescare quel circolo vizioso da cui diventa sempre più impossibile uscire. Da un lato la diminuzione degli utili alle imprese italiane che porta inevitabilmente a mancate assunzioni e in casi più drammatici al licenziamento. L’effetto è sotto gli occhi di tutti, ovvero più disoccupazione e drastico abbassamento del potere d’acquisto, mentre le imprese continuano a ritmo serrato a produrre merce che non comprerà nessuno, se non a costi ridotti all’osso, dando vita a quel meccanismo subdolo che si chiama per l’appunto deflazione. 

Inutile piangere adesso. Sicuramente gli analisti e gli specialisti del settore sprecheranno parole per uscire da questa spirale, ma la realtà è che deflazione è l’esatta fotografia di un Paese in grandissima crisi. Come hanno ricordato  Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, rispettivamente presidententi di Federconsumatori e Adusbef “si tratta di un segnale evidente della profonda difficoltà e del drammatico disagio vissuto dalle famiglie”. Appena ieri la contrazione dei consumi nell’ultimo triennio ha raggiunto livelli impressionanti, toccando il -10,7%. Una percentuale che equivale a un calo della spesa delle famiglie di 77,6 miliardi di Euro”. 

Insomma adesso basta mettere come gli struzzi la testa sotto la sabbia. L’Italia, senza volere essere troppo pessimisti,  è sempre più vicina alla Grecia, l’autunno è alle porte gli italiani non torneranno a spendere perché non hanno soldi, le imprese saranno costrette a calare i costi per sopravvivere o morire. Guardiamoci in faccia, questo modello economico ha creato più danni che vantaggi.

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