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Jobs act. Governo fiducia al Senato. Il voto slitta. LA DIRETTA

ROMA – Il governo ha posto la fiducia sul Jobs act nell’Aula del Senato. Ad annunciarla nell’emiciclo è stato il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi. La fiducia è stata posta, ha detto Boschi, su «un maxiemendamento interamente sostitutivo» del testo approvato dalla commissione Lavoro di Palazzo Madama.

Nle momento in cui la Boschi poneva la questione di fiducia  è scoppiata una nuova bagarre con urla e proteste nuovamente dagli scranni del Movimento 5 stelle. Subito dopo la richiesta di fiducia il presidente, Pietro Grasso ha convocato la conferenza dei capigruppo per stabilire tempi e modalità della fiducia e trasmesso il testo del maxiemendamento alla commissione Bilancio perchè ne valuti gli aspetti di competenza, relativi alle coperture finanziarie. Prima che Boschi prendesse la parola il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti aveva dichiarato di depositare agli atti il suo intervento di replica interrotto in mattinata dalle proteste grilline, il cui testo sarà disponibile a breve.

La prima chiamata sulla fiducia sul ddl delega di riforma del lavoro comincerà verso le 21. È quanto emerso dalla capigruppo del Senato. Nel frattempo 35 parlamentari della minoranza Dem presentano un altro documento ma assicurano “voteremo la fiducia”.


 

Una mattinata caotica

È ripresa questa mattina in Aula al Senato la discussione generale sul ddl delega lavoro. Al termine del dibattito è attesa la richiesta di fiducia da parte del governo sul maxiemendamento al provvedimento. Il voto si svolgerà nel pomeriggio.

Durante gli interventi è scoppiata la bagarre in Aula durante l’intervento di replica del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. A scatenare il caos sono i senatori del Movimento 5 Stelle che in un crescendo di urla e di manifestazioni varie, tra cui l’esposizione di manifesti e di fogli bianchi, costringono il presidente del Senato, Pietro Grasso, dapprima a un richiamo formale all’ordine del capogruppo Vito Petruccelli, quindi a decidere la sua espulsione dall’Aula e a sospendere la seduta dell’assemblea.

 Fin dalle prime battute del ministro del Lavoro in Aula si erano diffusi brusii di commenti e di critiche, tanto da costringere il presidente a richiamare più volte, anche bruscamente, il rispetto del silenzio e della compostezza, vari senatori del gruppo M5S, tra cui il senatore Vincenzo Santangelo e il capogruppo Petrocelli. «O si stabilisce il silenzio o non continuiamò’ aveva esordito Grasso, che vista l’inutilità de suoi richami, rivolgendosi a Petrocelli lo ha invitato a tenere sotto controllo i suoi senatori, ottenendo però solo l’esito di animare ancora di più anche l’animo del capogruppo.

»Se continua a parlare l’espello dall’Aula – ha quindi minacciato Grasso – se vuole fare il capo espiatorio, faccia pure«.

A quel punto sono spuntati in Aula dei manifesti, semplici fogli bianchi, a significare »delega in bianco, fogli bianchi« hanno spiegato i senatori M5S. »Anche i fogli bianchi non sono ammessi« ha concluso Grasso che ha disposto infine l’espulsione di Petrocelli dall’Aula e la sospensione della seduta.

 

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