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Alitalia. Etihad assume, si festeggia sulle ceneri

ROMA – E’ di oggi la notizia che 40 dei piloti in esubero Alitalia, tra comandanti e piloti, inizieranno entro l’anno a volare sugli aerei Etihad con un contratto triennale. E’ la stessa compagnia emiratina ad annunciare  una grande campagna di “recruitment a livello internazionale”, per assumere addirittura 5-600 nuovi piloti nei prossimi cinque anni.

La conferma arriva dallo stesso presidente e ceo di Etihad James Hogan: “Etihad Airways assumerà centinaia di piloti per tenere il passo con la rapida espansione della nostra flotta e del nostro network di rotte globali. Per raggiungere il nostro obiettivo abbiamo effettuato un roadshow in Italia all’inizio di quest’anno, al fine di presentare la nostra compagnia aerea ai piloti di Alitalia e per invitare, chi fosse interessato ad entrare nella compagnia, a partecipare ai colloqui e agli assesstment a Roma o ad Abu Dhabi. I candidati che hanno superato la selezione con successo sono pienamente motivati ed entusiasti grazie alle opportunità uniche di avanzamento di carriera che si presenteranno, e siamo lieti di accogliere piloti del loro calibro nella famiglia di Etihad Airways”. In realtà i piloti “accolti” fanno parte di quei 126 esuberi che avrebbero dovuto  lasciare l’azienda entro il prossimo 31 dicembre e ai quali è stato concesso un ricollocamento. 

Insomma le parole di Hogan  vogliono trasmettere un certo ottimismo, tant’è che qualcuno dice che si respira un’aria di entusiasmo. Di quale entusiasmo si parli non è dato a sapere, visto che Etihad è proprietaria di Alitalia al 49%.

Infatti, quando si parla dell’ex compagnia di bandiera bisognerebbe tornare indietro con gli anni per capire cos’hanno determinato i cosiddetti piani di rilancio, come l’ormai famigerato piano Fenice che ha lasciato una scia di cenere. Adesso si parla di assunzioni, ma la realtà è che dal 2008 centinaia di piloti, tra comandanti e primi ufficiali, attendono fiduciosi l’assunzione promessa che non è mai arrivata. L’accordo a Palazzo Chigi nel 2008 mise a terra 897 piloti, con la promessa di assumerne ben 1.689 tra Air One e altre compagnie facenti parte del perimetro aziendale, esclusa Cityliner. In realtà, stando alle informative sindacali ne fu assunto un numero inferiore che oscilla tra le 250 e le 400 unità. Ai restanti piloti fu invece detto di attendere un anno. Poi ancora un anno e poi  un altro ancora e così fino ad arrivare ai giorni nostri. Non è un caso poi se molti di loro hanno tentato una causa contro l’azienda che si sta trascinando tutt’ora. Insomma, a distanza di oltre 6 anni le promesse si sono sprecate e la realtà è tutt’altra.

Ed è un’atroce verità anche quella che si sta consumando in questi giorni in Alitalia. Figli e figliastri ha titolato giustamente qualche quotidiano, perché  il trattamento ricevuto da alcuni dipendenti finiti in esubero è stato davvero sconcertante. Lavoratrici e lavoratori che hanno scoperto di esserlo mentre si apprestavano a prendere servizio. Badge disattivati, scrivanie fatte svuotare in fretta e furia dagli effetti personali e dipendenti accompagnati all’uscita dal personale di sicurezza dopo anni di lavoro, quasi fossero degli intrusi, degli appestati. Senza dire neppure un ‘grazie’.

Se si pensa di risollevare l’economia italiana con poche decine di assunzioni a tempo determinato, allora possiamo cantare vittoria. Questo Paese esiste perché c’è la gente che lavora, gridava qualche giorno fa Maurizio Landini dopo le manganellate. Peccato che troppo spesso ci dimentichiamo questo piccolo particolare. E dimentichiamo ugualmente tutti quelli a cui il lavoro è stato letteralmente strappato e le promesse cancellate.

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