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Nove metri quadri. Intervista agli storytellers di “Mio papà”

 

ROMA – Nove Metri Quadri è la firma che si legge sotto la sceneggiatura di “Mio papà”. Nove metri quadri storyteller:  é esattamente lo spazio in cui quattro dei narratori più prolifici e creativi del cinema e della televisione italiana, lavorano ai loro progetti. A volte tutti  insieme, a volte da solisti: esattamente come fa un gruppo musicale legato da tempo e in completa sintonia.

Paolo Logli, Alessandro Pondi, Mauro Graiani e Riccardo Irrera, in squadra hanno firmato la  sceneggiatura di Mio Papà di Giulio Base con Giorgio Pasotti, Donatella Finocchiaro e il piccolo Niccolò Calvagna, una commedia sentimentale toccante e sincera che racconta l’amore di un uomo e di un bambino che scelgono di diventare padre e figlio e di volersi bene come tali, pur non avendo nessun legame di sangue.

Alessandro Pondi: La storia parte da un idea di Giorgio Pasotti e nasce dalla sua esperienza personale di padre di figli non suoi, che però sono cresciuti come tali, e di tutte quelle mancanze di diritti, di riconoscimento di un amore e di un affetto che deriva da situazioni non riconosciute né legalmente, né socialmente. Il nostro lavoro è stato quello di translitterare la storia personale facendola diventare una sceneggiatura. 

D. L’arrivo di Giulio Base cosa ha portato in più alla storia?

Alessandro Pondi: Il progetto è stato fermo due anni fino a quando Giorgio Pasotti ha incontrato Giulio Base per caso su un treno e gli ha parlato della sceneggiatura. Giulio si è’innamorato del film, anche perché vive una situazione analoga a quella di Giorgio, e decide di dirigerlo. Il suo primo contributo alla sceneggiatura è stata l’idea di cambiare il finale in modo più radicale rispetto a quello che noi avevamo previsto. 

Paolo Logli: Un’altra intuizione di Giulio è stata quella di aver voluto descrivere la figura del padre naturale con contorni sfumati, senza dargli volto e voce.  

D. Perché avete deciso di far diventare Lorenzo un palombaro che vive su una piattaforma?

Paolo Logli: Volevamo un uomo che doveva fare i conti con qualcosa che gli era completamente estraneo, il ruolo di padre e il ruolo di compagno. Lorenzo passa il suo tempo sulla terra ferma fra discoteche e bowling, con una serie di incontri femminili che non lasciano traccia .

Alessandro Pondi: L’idea di farlo lavorare in un isola di acciaio  era per non dargli una casa , ma solo una branda insieme a venti persone, con niente di personale intorno. Cosa che accade davvero nella realtà. Io sono di Ravenna e ho tanti amici che lavorano su queste piattaforme, ma non sono durati tanto, perché è una vita che ti costringe  a non avere una progettualità, esattamente come succede al nostro protagonista.  

D. L’idea, molto originale e bella, sarebbe che si può scegliere di diventare Padre e figlio.

Riccardo Irrera: Certo, in fondo la paternità cos’è? E’ una persona che ti prende per mano e ti conduce in un percorso di maturazione che può essere anche uno scambio, infatti il personaggio di Giorgio Pasotti cresce attraverso il rapporto con il bambino. 

D. Come si riesce a scrivere a quattro mani o addirittura ad otto ?

Alessandro Pondi: Certo, la fase più importante è quella creativa. Ci sediamo intorno ad un tavolo ognuno con la sua personalità e il suo temperamento e buttiamo fuori idee, e pensieri. 

Paolo Logli: E’ una questione anche di affinità e di temi. Per esempio io più spesso lavoro con Alessandro, Riccardo con Mauro ( Graiani) mentre il film adesso in lavorazione con Luca Argentero, Poli Opposti, è scritto da tutti e quattro. 

D. Il mestiere di autore e sceneggiatore in Europa è in America è uno dei mestieri più importanti del cinema e della televisione, in Italia questo non avviene più…

Paolo Logli: In Italia il mestiere di autore è considerato di serie B, in America lo sceneggiatore è sul set, non si cambia una parola senza il suo permesso, qui ti possono montare sopra, non invitarti alle conferenze stampa del tuo film, cambiarti scene e dialoghi senza neanche dirtelo.

Alessandro Pondi: pensa che una volta un produttore che aveva due raccomandate e un solo personaggio femminile, ha diviso il personaggio in due senza neanche dircelo, ce ne siamo accorti quando siamo andati a vedere il film. 

 

 

 

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