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Teatro Studio Uno di Roma. Amleto/Laerte/Ofelia. Recensione. Video

ROMA – Un debutto riuscito quello di ieri sera, al teatro Studio Uno di Roma, di Amleto/Laerte/Ofelia per la regia di Virginia Acqua, in scena fino al 30 novembre prossimo. La regista ha ideato un adattamento originale del famoso testo di Shakespeare che mette in scena i tre giovani protagonisti dell’opera senza mai far apparire alcun adulto.

L’idea principale, riuscitissima, è quella di mostrare il testo del drammaturgo inglese come la rappresentazione del conflitto generazionale che vede i giovani soffrire in un mondo dominato da vecchi. “Per il mio lavoro mi sono ispirata alla versione che il grande critico polacco Jan Kott dà dell’Amleto nel suo indimenticabile saggio Shakespeare nostro contemporaneo dove è descritto come ‘la storia di tre ragazzi’ e ‘la tragedia delle situazioni imposte’ – ci ha spiegato la regista – e ho scelto tre attori ventenni perché nessuno più di loro poteva rendere il conflitto fra giovani e adulti presente nella tragedia di Shakespeare, dove tutti i grandi si muovono sempre nella stessa direzione: condizionare costantemente le vite dei ragazzi, a partire dal fantasma del Re di Danimarca. Ma al tempo stesso questo è un Amleto senza adulti, perché non servono: la loro voce è talmente invadente da essersi insinuata nei tre ragazzi e da loro stessi essere rappresentata”.

In effetti Tommaso Arnaldi Claudia Genolini e Teo Guarini ben incarnano il mondo di ideali tipico della gioventù, contro la cupidigia e crudeltà di quello adulto. Degna di nota la recitazione di Tommaso Arnaldi che ha riempito la scena con la sua presenza facendo scivolare via il tempo come in una piccola clessidra di vetro, lasciando lo spettatore coinvolto, stupito e infine rapito dalla sua bravura. Ottime le scelte registiche che hanno riadattato il testo alle voci dei soli tre giovani senza mai penalizzare l’intreccio, ma spostando solo il punto di vista. Apprezzabili le musiche e la scenografia scarna e contemporanea. La regista Virginia Acqua – insegnante di teatro a Parigi , che ha riscosso successi in Europa grazie al suo spettacolo Non ero carina ero peggio, la vita straordinaria della principessa Pauline Metternich Sandor – ha deciso di tornare in Italia per mettere in scena questo testo “classico”, rendendolo totalmente moderno e universale, come nelle intenzioni di Shakespeare. 

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