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ASSISI (nostro inviato) –  Ogni anno, a conclusione di Primo Piano sull’Autore, restano le pagine delle monografie patinate, ricche di fotografie, sul protagonista del momento. Sigillo a un’operazione di studio, ricerca, confronto e festa, della quale sicuramente qualcosa è destinato a restare. Sono oltre duecento le pagine di quella dedicata al premio Oscar, dal titolo “Giuseppe Tornatore, cinema passione sogno”, corredata di immagini in bianco e nero del regista e dei suoi film.

Le parole di Claudio Ricci, sindaco della città di Francesco e Chiara,  spiegano il senso dell’evento nella polis: “Nella più convinta e impavida determinazione di aggiungere ancora storia alla storia, ci voltiamo per ammirare un monumentale affresco al mondo del cinema, reso vivo da una magia che da oltre tre decenni non incontra mai il disincanto. Questa magia continua a chiamarsi ‘Primo Piano sull’Autore’, un progetto culturale il cui verbo ingloba una duplice ardua missione storicizzare e divulgare”. Il deus ex machina Franco Mariotti sintetizza l’encomiabile battaglia per renderlo possibile: “In tutte le grandi storie i punti più nevralgici e appassionanti sono quelli in cui la storia stessa sembra dover morire per poi d’improvviso esplodere in una sublime esaltazione vitale”.

Apre la monografia l’intervista a Giuseppe Tornatore di Laura Delli Colli, notissima presidente dei cinegiornalisti, alla quale il premio Oscar confessa di aver pensato come a un obbligo “morale” la statuetta vinta a Los Angeles. Il critico Valerio Caprara fissa ciò che dell’artista il tempo non corrode: “…gli spettatori e gli adepti sono invecchiati e devono mostrare nel viso e nel corpo i segni inferti dal tempo, mentre il tuo cinema no, a esso è stato inesplicabilmente concesso di restare intatto, giovane, seducente, ardimentoso e fervido”. Gianni Gaspari, colonna del giornalismo cinematografico del TG2, scrive: “Il tempo consuma la memoria collettiva fin quasi a non farla più esistere: Tornatore vuole restituircela scegliendo da par suo la via della spettacolarità, una spettacolarità rivolta al pubblico più vasto possibile”. Molti dei critici parlando di lui oscillano tra la reverenza al maestro e l’affettuosità all’amico, lo chiamano Peppuccio, come Lorenzo Procacci Leone che ha titolato il suo intervento: “Peppuccio e lo sguardo di Blasco. L’uomo del mirino”.

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