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ROMA  – Bisogna riconoscere che l’obbligo recentemente introdotto dal legislatore  ai corsi di formazione giornalistica,  che molti addetti ai lavori sentono come una imposizione, ha i suoi aspetti positivi.

A fatica, i giornalisti si incontrano, dibattono,  apprendono, fanno il punto della situazione su temi che altrimenti sarebbero rimasti nell’ombra, temi la cui mancanza di riflessione non li avrebbe condotti al passo con i tempi.

La deontologia nel giornalismo cinematografico. Lavorare nella rete: le scelte e le (non) regole sul web” è stato l’interessante corso di aggiornamento dei giornalisti professionisti e pubblicisti tenutosi a Roma, su un argomento le cui conoscenze e indicazioni sono in fase evolutiva.  Un tema nuovo che ha visto il contributo di Laura Delli Colli, Presidente del SNGCI – Sindacato nazionale dei giornalisti cinematografici italiani – ; Franco Montini Presidente del  SNCCI – Sindacato Nazionale Critici Cinematografici; Cristiana Paternò (SNCCI): Stefano Amodio (SNGCI); Antonello Sarno (SNGCI).  

Appena pubblicato in rete, il corso di aggiornamento aveva riscosso un gradimento tale da essere sold out dopo un’ora per numero di iscritti. Duecentosessanta persone adesso sono in attesa di seguire il prossimo, a febbraio. Cosa succede? Troppo facile argomentare che, essendo obbligatori , questi corsi vengono seguiti obtorto collo. In realtà si è avviato un iter che porta a nuove conoscenze e a fare il punto su una situazione che, in un periodo di cambiamenti celeri, chi non segue e si ferma, è perduto.

Laura Delli Colli ha riassunto il mare magnum della fauna giornalistica: dagli esemplari in pensione, “il carrello dei bolliti che bolliti non sono e si impegnano in mille cose”,  ai precari, che sono tali anche per decenni. Negli ultimi sei mesi – ha detto la Delli Colli – abbiamo perso 630 posti di lavoro nel settore, più di cento posti al mese. Insomma, quella che fu un tempo una professione aulica e prestigiosa, oggi non gode di ottima salute. La Delli Colli ha elencato ventinove codici deontologici, affermando che non ci sono regole ferree per il web, che non esiste una carta deontologica del giornalismo dello spettacolo, ma possono essere utilizzate le regole valide per la carta stampata e, soprattutto, quelle dettate dalla nostra etica interiore.

Attraverso i numerosi interventi di reporters della carta stampata, del web e degli uffici stampa, è apparso chiaro come la rete oscilli tra la considerazione conferitagli dal grande utilizzo  e il pregiudizio che  relega i suoi cronisti in serie B. Un dibattito acceso che riproduce l’aria del tempo,  solleva interrogativi e richiede capacità di adattamento. Per dirla con Laura Delli Colli: “L’ingresso del web nel giornalismo ha cambiato il modo di lavorare”.

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