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Torino. I No Tav in piazza

TORINO – Il movimento dei No Tav torna in piazza oggi alle 14 a Torino in piazza Statuto

A fianco del movimento ci saranno anche i sindaci e le associazioni ambientaliste che da asnni si battono contro l’alta velocità della Torino Lione. E alla fine del corteo, verrà approvato uno schema di delibera , come spiega il sindaco di Susa, il ribelle del Pd, Sandro Plano, titolato «Salviamo il territorio», che potrebbe addirittura diventare il manifesto di tutte le amministrazioni che si battono contro le grandi opere.  Secondo il moviment un metro di linea ad Alta velocità costerebbe 152.712 euro, ovvero soldi sottratti alla scuola, alla sanità, alla difesa del territorio. Per fare un esempio: scavare 105 metri di tunnel, la lunghezza equivalente di un campo di calcio, costerebbe 16 milioni, 664 mila e 780 euro. Insomma ogni euro speso per il Tav è un euro rubato a qualcosa di utile per tutti.

Anche Legambiente sarà a fianco dei No Tav 

“La grande infrastruttura di cui l’Italia ha bisogno non è la linea ad alta velocità Torino-Lione o le numerose nuove autostrade previste in molte regioni. La vera emergenza è la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio per la mitigazione del rischio idrogeologico, insieme a un sistema efficace di trasporti urbani e periurbani per i pendolari”. Con queste parole d’ordine Legambiente scende in piazza oggi a Torino per la giornata di mobilitazione No Tav. 

“E’ urgente che il governo riorienti le risorse pubbliche concentrando la spesa su quelle che sono le vere priorità del Paese. Dal premier Renzi, che nel suo libro “Oltre la rottamazione” del 2013 bollava la Tav come uno spreco inutile di denaro pubblico, ci aspettiamo coerenza e risposte sui cantieri davvero prioritari – dichiarano Vittorio Cogliati Dezza e Fabio Dovana, rispettivamente presidente di Legambiente nazionale e presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Un’esigenza sempre più avvertita nelle aree colpite dal dissesto idrogeologico, come nelle tante scuole che cadono a pezzi e, ancora, nei territori che in questi anni hanno subito pesanti tagli ai servizi primari, a partire dai trasporti pubblici locali”. 

Nei mesi scorsi, Legambiente ha presentato al governo il dossier #sbloccafuturo, una lista di 101 piccole e medie opere incompiute in tutta Italia la cui mancata realizzazione pesa negativamente sulla salute dei cittadini, sulla loro libertà di movimento, sulla possibilità di migliorare la qualità della vita, l’economia locale e nazionale. Opere di messa in sicurezza dal rischio idrogeologico, ma anche bonifiche, depurazione, riqualificazione urbana, sicurezza sismica, abbattimento di manufatti abusivi, impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti, riqualificazione e messa in sicurezza degli edifici scolastici, trasporti ferroviari per pendolari e trasporto pubblico locale, mobilità dolce. 

“Mentre si continua a professare il dogma delle grandi opere – incalzano Cogliati Dezza e Dovana – sono fermi tanti, tantissimi progetti utili e necessari a migliorare la qualità di vita dei cittadini, la sicurezza ambientale e a far ripartire l’Italia. Cosa aspetta Renzi a uscire fuori da questo tunnel?”. 

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