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Destra e sinistra estrema a Roma. Piazze diverse, odio genetico, il nemico è lo stesso

ROMA – Si fa già sentire la tensione alla vigilia delle due manifestazioni contrapposte tra loro che domani, sabato 28, sfileranno a Roma.

Da una parte il segretario della Lega Nord Matteo Salvini a piazza del Popolo con le destre radicali a gridare Matteo Renzi a casa , dall’altra i movimenti antagonisti che, dietro lo slogan “Mai con Salvini”, si sono dati appuntamento a piazza Vittorio per dar vita ad un corteo che dovrebbe terminare a Campo dè Fiori, anche se la meta finale non è data per certa. Già questa mattina alcuni movimenti, come quello per la casa, hanno cercato di raggiungere piazza del Popolo e, nonostante lo sbarramento delle forze dell’ordine sono riusciti ad entrare nella basilica di Santa Maria del Popolo dove hanno esposto degli striscioni che recitavano: ‘Mai con Salvini, mai con Renzi, respingiamoli’. Alla fine sono intervenuti gli agenti che hanno trascinato fuori a forza alcune persone, mentre tre di loro sono state fermate e condotte in Questura per accertamenti. Inutile dire che la contesa tra le due compomenti politiche è inconciliabile, tant’è che per impedire che il comizio della Lega Nord abbia luogo, i movimenti si sono dati appuntamento oggi alle 17 a Piazzale Flaminio per contrastare l’iniziativa del “Matteo padano e i suoi alleati fascisti di casaPound”. Insomma due fazioni e un solo nemico pubblico, in questo caso Matteo Renzi, anche se i principi e le idee portate in piazza provengono da fronti opposti che di fatto contribuiranno ancora una volta a fortificare una vera e propria cortina di ferro invalicabile, a prescindere dai problemi che poi in gran parte sono gli stessi per tutti. Problemi che, a dirla tutta, trovano anche dei punti di contatto tra le due estremità, in una lotta nella quale l’ideologia viene strumentalmente tirata in ballo nonostante il confusionario contesto politico a cui assistiamo, in cui da entrambe le parti i punti di riferimento sono miseramente crollati.

La maggior parte dei media, invece, ci sono andati a nozze, hanno parlato da un lato di riesumazioni fasciste, dall’altro addirittura di ex brigatisti rossi. Indubbio che la crisi economica ci abbia messo del suo e che i vari Salvini continuino a parlare alla pancia della gente sfruttandone i timori e le rabbie, trovando il capro espiatorio per ogni dramma italiano e non. Ma è pur vero che anche le sinistre radicali, probabilmente troppo poco di sinistra, non abbiano mai compiuto quel cammino coerente, facendo sopravvivere con ogni mezzo almeno quei pochi e fondamentali valori identitari. Il Partito Democratico nella sua complessità è l’ennesima prova schiacciante, dopo Forza Italia, del fallimento di queste politiche inconcludenti e senza anima che tolgono ai tanti e premiano i pochi. C’è chi intuisce rigurgiti fascisti e chissà quali sommosse popolari dalle sinistre svegliate da lungo sonno. Tuttavia al di là dei valori identitari che ognuno incarna ciò che si percepisce nell’aria è la solita esasperazione, diffusa e incontrollabile, paranoica e logorante che non porta da nessuna parte. Qualcuno sfrutterà le paure, altri condanneranno giustamente l’aberrazione fascista, ma sta di fatto che per il popolo bue, ovvero quello che grida alle igiustizie ogni giorno, le cose non cambiano mai. Forse prima di invocare scontri da stadio bisognerebbe ritrovare un piccolo spiraglio d’unione, al di là delle palesi diversità, perchè a volte succede che i nemici da combattere siano esattamente gli stessi. 

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