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Salvini parla alla pancia, ‘terroni’ state sereni adesso il nemico è il migrante

ROMA – Matteo Salvini sale sul palco di Piazza del Popolo, direttamente dalla Roma un tempo “ladrona”. 

Ma è evidente che per raccogliere consensi si può fare di tutto. Il leader del Carroccio ha parlato a lungo alla sua gente, lo ha fatto mirando direttamente alla pancia del suo popolo e a tutta quelle persone che l’hanno sostenuto in questa giornata davvero inedita per un partito come la Lega, abituata alle latitudini del freddo nord. 

Salvini nel suo intervento è un fiume in piena. Forte dei suoi alleati di estrema destra fa uscire con impeto il peggior istinto nazionalista, con tanto di filmato di Marine Le Pen a seguire. Parla di aperture democratiche anche se durante il suo intervento si mette a zompettare gridando: “Chi non salta comunista è…è”.  Insomma dai prati verdi di Pontida quando si gridava alla secessione, si è passati allo spirito nazional fascista osannando la salvezza del popolo italiano e non più quello del ricco nord. Punta il dito contro le zecche comuniste e parla di 4 barboni sfigati che ieri hanno tentato di boicottare la loro manifestazione. 

Certo, qualcosa di buon senso Salvini l’avrà pure detta, quando ruba inconsciamente qualche battuta storicamente appartenuta alla sinistra antagonista. Lavoro, dignità uguaglianza non sono certo valori che hanno ispirato la Lega Nord, specie quando si parla di lavoro. Daltra parte come non si può guardare in faccia la realtà in un momento di grande crisi e sofferenza?

Particolari però sfuggiti a Matteo Renzi al quale viene riservato l’appellativo di “servo dell’Europa”. E poi Salvini ne ha, questa volta di “vaffa”, anche per la Fornero, per Alfano e per Mario Monti che paradossalmente si trova alla guida del Gruppo di alto livello sulle risorse propria dell’Unione europea. Il primo ladro di questa Italia, dice Salvini, si chiama Stato, Equitalia e studi di settore. Insomma,  che l’ingiustizia in Italia sia di casa è un dato risaputo. Ma il cavallo di battaglia di Salvini, tanto per non smentire gli animi fiduciosi dei presenti, è sugli immigrati, sulla difesa delle frontiere, sugli sbarchi incontrollati e sui soldi che lo Stato paga per i migranti, mentre gli italiani non arrivano a fine mese. Insomma, prima il popolo e poi gli tutti altri, forse. E anche sui campi rom non lesina critiche. “I campi li farei radere al suolo” dice.

Ma il bello arriva quando Salvini  parla dei libri che renderebbe addirittura obbligatori a scuola. Da “La masseria delle allodole” di Antonia Arslan, a “Un uomo” di Oriana Fallaci, che poi è la storia del compagno della scrittrice Alekos Panagoulis, grande oppositore della dittatura in Grecia, fino ad arrivare alle storie narrate di Mauro Corona e alla tragedia del Vajont raccontata da Marco Paolini. Lo stesso Marco Paolini al quale il sindaco leghista Giancarlo Gentilini aveva negato la possibilità di esibirsi a Treviso. Forse perchè nei suoi spettacoli Paolini aveva fatto emergere l’ignoranza becera di quel leghismo ottuso e sprezzante contro tutto e tutti. L’Haider delle pianure venete gli immigrati invece li voleva vestire da leprotti per poterli impallinare. Insomma la Lega cambia il pelo, ma il vizio resta lo stesso.

 

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