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Renzi parla, Tsipras fa i fatti

ROMA –  Matteo Renzi le vede tutte positivamente, ma i dati continuano a dargli torto.

Eppure quelli snocciolati dall’Istat continuano ad essere un vero e proprio bollettino di guerra tra Pil in calo mentre aumentano debito pubblico  e tasse, quest’ultime nel 2014 hanno raggiunto una pressione fiscale pari al 43,5% dello stesso Pil. Anche la recente edizione del Misery Index, ovvero la classifica stilata ogni anno da Bloomberg in cui si misura – tra le 51 principali economie del mondo – gli Stati destinati a diventare più poveri nell’arco dell’anno, piazza l’Italia all’undicesimo posto. Un record negativo, altro che stato tra le maggiori potenze al mondo. Siamo dietro perfino alla Colombia. 

Milton Fridman, il fondatore del pensiero monetarista, diceva che l’inflazione è una malattia che può distruggere una società e se a questo ci aggiungiamo pure la disoccupazione, il risultato non può che essere uguale alla miseria, con tutto quello che ne consegue. Insomma dalla caduta del potere di acquisto delle famiglie fino allo stato di povertà. Un dato, ahimè. sempre più visibile.

La Caritas qualche giorno fa lanciava l’allarme povertà. In Italia, infatti, ci sono 10 milioni di persone che versano nella povertà relativa. A quest’ultimi, va detto che gli 80 euro tanto decantati dal governo e poi restituiti in altre tasse dall’altra hanno il sapore di una beffa. Una povertà che di sicuro non consente di avere una vita dignitosa e coinvolge quai 15 milioni di persone. Altro che famiglie più ricche come osanna Renzi.

Dov’è finito il tanto decantato reddito di cittadinanza? Si tratta di mera propaganda diffusa da Beppe Grillo come dice Filippo Taddei, responsabile economico del Partito democratico e consulente del governo Renzi? E non ultimo, la famosa patrimoniale?

Utopia bella e buona, almeno finchè questo governo non sarà rispedito da dove è venuto. Ieri, durante la sua visita in Ucraina, Renzi ha perfino azzardato:  “faremo di tutto con le aziende e le banche italiane, forti in questa terra, per dare il maggiore apporto possibile”. Come se in Italia le cose andassero così bene. Ma tralasciando le promesse mancate di Matteo Renzi, andiamo a vedere cosa prevede il primo disegno di legge, che tra l’altro riguarda l’austerity. Insomma economia spicciola per un popolo in grande sofferenza che ha votato un uomo per risollevare le sorti imposte dalla Troika.

E qualcosa inizia a muoversi in Grecia perché il governo ha confermato la fornitura gratuita per la prima casa per quelle famiglie in difficoltà, il contributo per il pagamento d’affitto con un sostegno economico che in base alla situazione finanziaria delle famiglie potrà coprire fino a 220 euro mensili. E poi coupons e social card per i generi alimentari con variazioni a secondo del numero dei componenti della famiglia. Un investimento di oltre i 200 milioni di euro tutti destinati a risollevare i consumi e a redistribuire l’assistenza medica e farmaceutica a chi non se lo può più permettere, come accade oggi per i disoccupati. Tsipras ha intenzione anche di contrastare la corruzione, ha chiesto ai suoi deputati di rinunciare all’auto blu e vuole addirittura vendere uno dei due aerei della Presidenza dello Stato. Altro che viaggi in elicottero alla Renzi. Approviamo le riforme per aiutare i nostri concittatini, ha detto Tsipras con orgoglio. E’ chiaro che la ricetta per un Paese in ginocchio che deve rendere conto all’avida eurozona non è la panacea di tutti i mali. Tuttavi la Grecia ci sta provando con fatti. 

Oggi più che mai al posto di avidi e cinici banchieri e governi di parolai al servizio dei potentati economici ci vorrebbe l’economista  bengalese Muhammad Yunus. “Ciò che si deve fare  – dice , l’ideatore del microcredito – è dare l’opportunità alle persone di uscire dalla condizione di grande povertà nella quale versano con le loro forze. In tal modo esse conservano la loro dignità e acquistano fiducia in sé stesse”. 

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