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Morto per errore del medico di base. Cassazione, Asl deve risarcire

TORINO – Anche le Asl sono responsabili per gli errori commessi dal medico di base o dal pediatra. Lo ha deciso la Cassazione con la sentenza civile n. 6243 del 27 marzo.

I cittadini danneggiati dal medico di base o dal pediatra, quindi, oltre ad agire per legge contro questi soggetti, possono farlo anche nei confronti dell’Asl di riferimento e ottenere un risarcimento.

La vicenda risale al 1997, quando un pensionato di 58 anni accusa un malore che dal capo si irradia alla parte sinistra del corpo; la moglie telefona al medico di base, ma non trovandolo, lascia un messaggio in segreteria. Il medico richiama in tarda serata e si reca a casa del paziente soltanto il pomeriggio successivo, limitandosi a misurare la pressione e prescrivere un ansiolitico. La stessa notte l’uomo perde conoscenza ed e’ trasportato d’urgenza in ospedale, dove i medici gli diagnosticano un’ischemia celebrale. Dopo quattordici anni trascorsi tra ospedali per la riabilitazione e case di ricovero, l’uomo muore il 6 agosto del 2011. Nel 2002, intanto, era cominciato il processo civile. 

In primo grado il giudice condanna sia il medico di base sia l’Asl regionale n.7 di Chivasso a risarcire danni patrimoniali e non patrimoniali per 180 mila euro, causati dal medico (non assicurato), nel frattempo trasferitosi in Australia. Secondo il tribunale, infatti, un trattamento tempestivo dell’ischemia avrebbe comportato un sensibile miglioramento nel paziente. La Corte d’Appello di Torino, pur confermando la responsabilita’ del medico, assolve l’Asl. Per i giudici di secondo grado non vi sarebbe nessun rapporto diretto tra l’Azienda sanitaria locale e il paziente, quando quest’ultimo si rivolge al medico di base. Si arriva cosi’ al terzo grado di giudizio. con gli ermellini che ribadiscono la duplice responsabilita’ di Asl e medico di base. “L’Asl e’ responsabile civilmente (?) del fatto illecito che il medico, con essa convenzionato per l’assistenza medico-generica, abbia commesso in esecuzione della prestazione curativa, ove resa nei limiti in cui la stessa e’ assicurata e garantita dal Sistema sanitario nazionale, in base ai livelli stabiliti secondo la legge”. A difendere la famiglia del paziente, i legali degli studi Ambrosio&Commodo e Bona-Oliva di Torino. 

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