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Legge Delega riforma del Terzo settore. Perplessità del CNCA

“No alla proposta di rafforzamento della figura giuridica dell’impresa sociale che rischia di trascinarci nelle logiche miopi del mercato!”

Presentato in una Conferenza Stampa alla Camera dei Deputati il Documento del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza di analisi della Legge “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale”.

“Siamo estremamente preoccupati per la proposta di un rafforzamento della figura giuridica dell’impresa sociale contenuta nella Legge “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale” che domani approderà in Aula per ottenere il primo via libera”. Questa la posizione espressa da Armando Zappolini, presidente del CNCA, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, che questa mattina ha presentato le sue perplessità e le sue proposte rispetto al provvedimento in una Conferenza Stampa, alla Camera dei Deputati, alla quale hanno partecipato il Presidente del Cnca Armando Zappolini, Carlo De Angelis Consigliere nazionale Cnca con delega al welfare, Simona Panzino del Roma Soc!al Pr!de, Giovanni Moro di Fondaca, Giulio Marcon di Sinistra ecologia e libertà  e Paolo Beni del  Partito Democratico. “Il rischio che ravvediamo in questo tipo di operazione è quello di vedere trascinato il sociale nelle logiche del mercato con una conseguente ricaduta su chi usufruisce dei servizi e per chi lavora in questo settore.” Carlo De Angelis ha sottolineato come “Da tempo alcune lobbies economiche stanno spingendo perché pezzi di welfare vengano messi a frutto sul versante del profitto. Questa spinta va di pari passo, ormai in larga parte del continente europeo, con politiche di destrutturazione dei sistemi di tutela e cura delle persone. L’accentramento delle risorse, la tendenza al monopolio, l’abbattimento dei costi, la massimizzazione dei profitti, la colonizzazione e il trasferimento dell’intervento in altre aree territoriali, oltre i territori naturali di prossimità sono inclinazioni che vediamo in atto ormai da tempo e che ci preoccupano.” Pur valutando positivamente il passaggio sul 5 per mille, l’idea di un servizio civile universale, il rafforzamento del ruolo del terzo settore nella gestione dei beni confiscati, contenuti nel provvedimento il Coordinamento rivendica con forza il ruolo del sociale come spazio di incontro dei diritti e dei servizi: “Non abbiamo bisogno di un nuovo spazio low del profitto costruito attorno all’impresa sociale, ma di uno spazio sempre più ampio dove i diritti di cittadinanza e del lavoro incontrino soggetti di economia sociale che se ne facciano promotori e sostenitori. Il sociale non è un nuovo mercato per l’appetito di qualcuno, le persone non sono nuovi potenziali clienti di un sistema privatistico di erogazione di servizi sociali ma cittadini protagonisti della qualità del vivere costruita collettivamente anche in tempi inediti e difficili”. 

Simona Panzino, del Roma Soc!al Pr!de ha riferito la sofferenza delle associazioni romane dopo gli episodi di Mafia capitale e ha evidenziato come questa vicenda abbia creato un clima di sfiducia generale che si sta esprimendo con una serie di provvedimenti tra cui gare al ribasso che apriranno al libero mercato in un settore delicatissimo in cui sono in gioco diritti e tutele dei cittadini.  Ha concluso che la ratio del provvedimento di Riforma del terzo settore che si sta discutendo sembra risentire proprio di questa impostazione.

Giovanni Moro, autore del libro Contro il no profit, è intervenuto per ricordare quelle che, a suo parere, sono delle fragilità contenute nel provvedimento; principalmente il fatto che lo Stato non può regolamentare la struttura che assumono le forme sociali e poi ribadendo il rischio di interessi corporativi e logiche mercantili che trasparirebbero nell’impianto del provvedimento in discussione.

Giulio Marcon di Sel, ha sostenuto le tesi del Coordinamento, ha dichiarato che verranno presentati emendamenti nella direzione sostenuta dal CNCA ma che “allo stato attuale” il suo giudizio è negativo e che il suo partito esprimerà un voto contrario. Paolo Beni del PD ha invece sostanzialmente difeso il provvedimento ribadendo un giudizio complessivamente positivo e sostenendo le scelte fatte dal governo e ha risposto a Moro sottolineando che l’intervento dello Stato è doveroso nel momento in cui un’associazione si relaziona con lo stesso usufruendo di fondi.

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