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Amnesty, salvare vite umane dev’essere la priorità dei governi europei

ROMA – In occasione dell’incontro tra i ministri degli Esteri e degli Interni dell’Unione europea in programma oggi a Lussemburgo, Amnesty International ha dichiarato che i governi europei devono dare la priorità a un piano di ricerca e soccorso in mare che impedisca l’ulteriore aumento del numero di migranti morti durante la traversata del mar Mediterraneo.

“Dall’inizio dell’anno, al largo delle coste libiche stanno morendo 100 migranti alla settimana. Questa è una crisi umanitaria che necessita di un’immediata e coordinata risposta europea, e non di esitazioni e dinieghi” – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

Nel fine settimana si teme che centinaia di persone siano annegate dopo che l’imbarcazione su cui viaggiavano si è capovolta. Dall’inizio del 2015 si ritiene che siano annegate fino a 1.600 persone. “L’Unione europea e i suoi leader hanno ripetutamente parlato della necessità di un approccio complessivo alla crisi in corso, che comprenda la cooperazione coi paesi di origine e di transito e la lotta ai trafficanti di esseri umani. Si tratta di aspetti importanti, ma la priorità ora è salvare immediatamente la vita dei rifugiati e dei migranti che continuano a intraprendere la pericolosa rotta mediterranea verso l’Europa. Chiediamo ai ministri che si riuniscono oggi a Lussemburgo di presentare una proposta collettiva riguardante la ricerca e il soccorso” – ha concluso Dalhuisen. 

La continua mancanza d’azione dei governi europei di fronte alla crisi umanitaria in atto nel Mediterraneo ha contribuito a far aumentare di 50 volte il numero dei migranti e dei rifugiati morti dall’inizio del 2015, rispetto al medesimo periodo del 2014. Due recenti tragedie, in cui si teme siano annegati oltre 1000 migranti, hanno determinato all’ultimo minuto l’inserimento della crisi umanitaria nell’agenda dell’incontro dei ministri degli Esteri e degli Interni di Lussemburgo. L’operazione di ricerca e soccorso in mare denominata “Mare nostrum”, che aveva salvato migliaia di migranti, è terminata nel 2014 senza essere adeguatamente avvicendata. Se vi fosse la volontà politica, un’operazione multinazionale di ricerca e soccorso in mare potrebbe essere messa in piedi in pochi giorni.

Tutti i segnali indicano che il numero dei migranti e dei rifugiati lungo il Mediterraneo continuerà ad aumentare col miglioramento del tempo e col proseguimento delle violenze e della persecuzioni in paesi come Siria ed Eritrea e dell’instabilità in Libia.

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